Identità e innovazione nei “Romanzi Moderni” di Garzanti
Nel 1939 dalle ceneri della casa editrice Treves, protagonista indiscussa del panorama editoriale italiano di fine Ottocento, sorgeva Casa Garzanti. Fu il forlivese Aldo a rilevare l’attività dei fratelli triestini mantenendo inizialmente l’antico nome per poi doverlo forzatamente cambiare a causa delle leggi razziali che piegavano l’Italia negli anni del Fascismo[1]. Nel 1952 l’amministrazione della casa venne affidata al trentunenne Livio Garzanti, editore di notevole capacità e intelligenza. Questa scelta comportò una svolta anche per la collana “Romanzi Moderni”, sorta già nel 1949, ma che con la direzione di Livio raggiunse una più spiccata identità. Un ulteriore fondamentale passaggio nella costruzione editorial-letteraria della collana fu la decisione di avvalersi della consulenza di Attilio Bertolucci, intellettuale di straordinaria sensibilità poetica e letteraria che, insieme a Livio, ebbe l’intuizione di puntare su autori come Pier Paolo Pasolini, Paolo Volponi e Carlo Emilio Gadda.

Nel 1955, infatti, Pasolini non aveva ancora debuttato come romanziere: nella collana “Romanzi Moderni” esordì con Ragazzi di vita destando forte scandalo in un’Italia non ancora pronta a fare i conti con il suo feroce ritratto delle borgate romane. L’opera fu segnalata dall’allora ministro degli Interni alla Procura di Milano come “pubblicazione oscena”.
La prima edizione si presentava nella «scioccante»[2] confezione editoriale firmata da Fulvio Bianconi, figura forte di esperienze nel campo della propaganda e della pubblicità, che assunse nel corso degli anni la direzione artistica della casa editrice Garzanti. I disegni in copertina firmati da Bianconi divennero l’elemento distintivo della collana, in grado di imporsi per un carattere innovativo e moderno che rompeva con i canoni sobri e classici delle copertine del passato.

Il connubio Pasolini-“Romanzi Moderni” proseguì anche con il nuovo romanzo Una vita violenta che nel 1959 venne presentato come «il secondo di una ideale trilogia, di cui l’autore ha già cominciato il terzo Il Rio della Grana»[3], opera però rimasta incompiuta.
Ad accomunare i primi due volumi non fu solo l’ambientazione sottoproletaria della borgata romana, ma un legame più intimo e personale espresso in una significativa dedica rivolta «A Carlo Bo e Giuseppe Ungaretti, miei testimoni nel processo contro Ragazzi di vita», dal momento che i due intellettuali si erano infatti pubblicamente espressi in difesa dell’opera pasoliniana.
Oltre che come autore, Pasolini fu molto importante per Garzanti nel ruolo di mediatore per l’acquisizione dell’esordio narrativo di un altro autore che fino a quel momento si era imposto principalmente con prove poetiche: Paolo Volponi. Il suo romanzo, inizialmente proposto a Italo Calvino per Einaudi, venne pubblicato nel 1962 nella collana “Romanzi Moderni” con il titolo, decretato da Pasolini, Memoriale, ricevendo un giudizio positivo dalla critica «che colse, nelle nevrosi e nelle paranoie del protagonista, il paradossale controcanto alla retorica del boom economico che percorreva quegli anni»[4].

A Livio Garzanti e alla sua collana va un altro importantissimo merito per la storia della letteratura italiana del Novecento: la pubblicazione in volume nel 1957 del capolavoro di Carlo Emilio Gadda Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, che fino a quel momento aveva fatto la sua comparsa solo in rivista, su “Letteratura”, sotto forma di racconti gialli. Ad undici anni dalla prima apparizione a puntate, Livio Garzanti voleva fare dell’opera gaddiana un romanzo da pubblicare per poterlo presentare in concorso al Premio Marzotto. Si narra che questa volontà dell’editore fu portata a termine a costo di un’indicibile fatica per mettere insieme, in poco tempo, la versione di un romanzo che Gadda aveva dovuto completamente modificare, aumentare e rivedere anche dal punto di vista linguistico. La missione fu portata a termine e Quer pasticciaccio – con l’indicazione “finito di stampare” riportata al 22 giugno per rientrare nei termini di scadenza per l’iscrizione al premio – arrivò nelle librerie nel luglio del 1957 in una veste editoriale giallo zabaione nell’iconico disegno di Bianconi che raffigurava il palazzo di via Merulana. L’opera riscontrò un successo immediato (con una seconda ristampa già prevista nel settembre dello stesso anno) sancendo la tardiva, ma definitiva consacrazione al grande pubblico di un autore attivo già da decenni.
Tra il 1953 e il 1962 i “Romanzi Moderni” di Casa Garzanti lanciarono nel panorama letterario quattro opere italiane di innovazione, rottura e discussione. La collana era sorprendentemente riuscita a pubblicare scrittori nuovi, ma allo stesso tempo già affermati e quindi in grado di provocare un forte impatto e di garantire una sicura durata nel tempo con la pubblicazione di altri titoli. Nelle opere di Pasolini, Volponi e Gadda si possono riscontrare sottili analogie interne: una carica di trasgressione che andava a opporsi a tradizioni letterarie affermate, la capacità di narrare tematiche come la diversità, il contrasto e il conflitto interiore. Erano romanzi dotati di una spiccata personalità in grado di imporsi come veri e propri “casi” al centro del dibattito critico e culturale. Tra il 1974 e il 1975 Pasolini[5] e Volponi insofferenti e insoddisfatti nei confronti di Livio Garzanti scelsero di passare al “divo” Einaudi. Era l’inizio di una considerevole perdita di identità visto il ruolo sostanziale giocato da questi nomi all’interno della collana. La fine dei “Romanzi Moderni” fu decretata anche dal cambio di grafica e dal passaggio verso uno stile editoriale più contenuto, ma decisamente meno dirompente rispetto alla carica vivace conferita alle copertine dai disegni di Fulvio Bianconi. Nel tempo i “Romanzi Moderni” furono sostituiti da numerose nuove collane, alcune ancora esistenti, come “Narratori Moderni”, la “Nuova Narrativa Garzanti” e una collana contraddistinta dalla sola lettera “G”, ma ancora oggi l’audace veste editoriale delle vecchie sovraccoperte Garzanti resta di facile e immediata attrazione.
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BIBLIOGRAFIA e SITOGRAFIA di APPROFONDIMENTO:
- G.C. Ferretti, G. Iannuzzi, Storie di uomini e libri. L’editoria letteraria italiana attraverso le sue collane, Edizioni minimum fax, 2014.
- T. Munari, L’Italia dei libri: l’editoria in dieci storie, Einaudi, 2024.
- G.C. Ferretti, Siamo spiacenti: controstoria dell’editoria italiana attraverso i rifiuti dal 1925 a oggi, Mondadori, 2012.
- R. Colombo (a cura di), Novecento: Collezione Mughini, Libreria Antiquaria Pontremoli, 2025.
- P. Volponi, Memoriale, in Libreria antiquaria Pontremoli.
- N. Ajello, Livio Garzanti. “Gli ultimi giorni di Pasolini temeva di finire così” in ILMIOLIBRO.
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NOTE:
- Il nome della casa editrice si deve al fondatore Emilio Treves appartenente ad una famiglia ebraica originaria del Piemonte.
- G.C. Ferretti, G. Iannuzzi, Storie di uomini e libri. L’editoria letteraria italiana attraverso le sue collane, Edizioni minimum fax, 2014, p. 135.
- R. Colombo (a cura di), Novecento: Collezione Mughini, Libreria Antiquaria Pontremoli, 2025, p. 323.
- S. Ritrovato, «Volponi», voce del «Dizionario biografico degli Italiani», volume 100, 2020.
- Il contrasto Pasolini-Garzanti si dice che fu dovuto alla scelta editoriale di casa Garzanti di pubblicare l’opera di Alberto Bevilacqua.

