Tra arte e femminismo: Carla Lonzi e la rivoluzione del femminile autentico

Tra gli scaffali di una biblioteca, la presenza di un nome non è mai neutra. Lo è ancor meno quando, all’interno del Fondo Luciano Caramel, donato all’Università Cattolica nel 2023, affiora quello di Carla Lonzi: una presenza che non si limita a inscriversi nella stagione novecentesca della critica d’arte, ma ne incrina dall’interno i presupposti. I volumi qui conservati disegnano, quasi senza intenzione, la traiettoria intellettuale della pensatrice: dal celebre Autoritratto, nella prima edizione del 1969 e in duplice copia – testo che la consacra come critica d’arte mentre già ne prepara il congedo – fino a Vai pure. Dialogo con Pietro Consagra, sua ultima opera, apparsa nel 1980 nella collana “Prototipi” degli Scritti di Rivolta Femminile. Opere che, pur nella distanza dei temi e dei contesti, si raccolgono attorno a una medesima tensione, operante fin dalle origini del suo pensiero.
Il passaggio dalla critica d’arte al femminismo – inaugurato nel 1970 con il Manifesto di Rivolta Femminile – rischia infatti di apparire, a uno sguardo frettoloso, una cesura netta; eppure, l’esperienza di Lonzi nel campo dell’arte non precede la svolta, ma già la contiene. L’autenticità dell’artista come esigenza primaria, la «perplessità sul ruolo critico», l’aspirazione a un riconoscimento reciproco fra creatore e fruitore, tale da restituire all’opera la sua piena potenza relazionale[1]: è lungo tali coordinate che prende forma Autoritratto, a buon diritto definito da Annarosa Buttarelli il testo «più importante, più bello e originale sull’arte degli anni Sessanta»[2]; un testo che, attraverso l’uso del registratore e una peculiare operazione di montaggio delle voci, disloca l’arte in una temporalità altra rispetto a quella lineare e storicamente definita, lasciando affiorare «la soggettività e la parzialità insita in ogni processo interpretativo»[3].

Ma la funzione stessa dell’artista si scopre presto problematica. L’idea che questi possa, attraverso la propria opera, condurre lo spettatore a una piena affermazione di sé si rivela illusoria: il rapporto si incrina, il mutuo riconoscimento si fa utopico e la «personalità creativa» reclama riconoscimento senza tuttavia restituirlo[4]. Così, tra le pagine del monumentale Taci, anzi parla. Diario di una femminista 1972-1977, Lonzi annota con lapidarietà: «l’artista fa il vuoto di creatività intorno a sé», ed è in quel vuoto che si misura l’impossibilità stessa dell’incontro[5].
Ed ecco l’approdo al femminismo, a quella pratica trasformativa che – scrive ancora nel diario – «è stata la mia festa»[6]. Nel 1970, insieme a Carla Accardi ed Elvira Banotti, dà vita al gruppo di Rivolta Femminile. Ne sancisce l’atto di nascita il celebre Manifesto: piccolo testo seminale, capace di condensare già in nuce le principali istanze del femminismo radicale e di estendere la lotta per l’autenticità e la reciprocità del riconoscimento – già emersa nel dialogo con l’arte – all’intera esperienza della vita. I suoi enunciati si dispongono con nettezza apodittica, dando forma a una scrittura che non si apre al dialogo con l’uomo, ma si impone, nell’incisività di un linguaggio prossimo all’aforisma, come gesto inaugurale di sovversione:
La donna è altro rispetto all’uomo. L’uomo è altro rispetto alla donna. L’uguaglianza è un tentativo ideologico per asservire la donna a più alti livelli.
Non vogliamo d’ora in poi tra noi e il mondo nessuno schermo.
Permetteremo quello che di continuo si ripete al termine di ogni rivoluzione popolare quando la donna, che ha combattuto insieme con gli altri, si trova messa da parte con tutti i suoi problemi?
Continuare a regolamentare la vita fra i sessi è una necessità del potere; l’unica scelta soddisfacente è un rapporto libero.
Consideriamo incompleta una storia che si è costituita sulle tracce non deperibili.
Sputiamo su Hegel[7].

Ma le formulazioni – di cui abbiamo restituito qualche frammento – non si limitano a disporsi in sequenza: assecondano piuttosto una tensione unitaria, ciascuna costituendo un momento essenziale del medesimo movimento. Dal radicale rifiuto dell’uguaglianza all’autocoscienza come metodo, dal separatismo alla critica dell’istituzione matrimoniale, dalla ridefinizione della funzione materna all’erotismo, fino alla messa in questione delle logiche lavorative e dell’intero sistema culturale: il Manifesto opera una vera e propria tabula rasa, dissolvendo i contorni di un ordine impreparato ad accogliere il femminile come presenza autenticamente soggettiva e orientando la donna a recidere il legame con «con ciò che storicamente non la riguarda e non la prevede»[8].
Per realizzare questo, Lonzi deculturizza: «La deculturizzazione per la quale optiamo è la nostra azione», recita il celebre Sputiamo su Hegel (1970)[9]. Non si tratta di sostituire un apparato ideologico con un altro, ma di dissolvere il potere in sé, aprendo uno spazio di rivoluzione dove la “necessità ideologica” non abbia più dimora[10].
Sputa così su Hegel. Sputa su Marx. Sputa su Freud. Sputa su Lenin. Su tutti i pilastri del pensiero occidentale che, nelle loro speculazioni, hanno ignorato, taciuto o ratificato l’inferiorità della donna. Se infatti la forza dell’uomo si misura «nel suo identificarsi nella cultura», quella femminile si definisce «nel rifiutarla»[11]. Un rifiuto creativo e fondativo, che spalanca l’orizzonte di un mondo altro, ancora tutto da immaginare e da scrivere. «Vogliamo essere all’altezza di un universo senza risposte», proclama il Manifesto: parole che, frantumando gli schemi gerarchici sedimentati, annunciano l’alba di una civiltà nuova[12].
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- C. Lonzi, Autoritratto. Accardi, Alviani, Castellani, Consagra, Fabro, Fontana, Kounellis, Nigro, Paolini, Pascali, Rotella, Scarpitta, Turcato, Twombly, Milano, Abscondita, 2017, p. 11.
- A. Buttarelli, Carla Lonzi. Una filosofia della trasformazione, Milano, Feltrinelli, 2024, p. 94.
- S. Cucchi, Dall’autoritratto all’autocoscienza: la scrittura del riconoscimento di Carla Lonzi, “Elephant & Castle. Laboratorio dell’immaginario”, giugno 2021, 25, p. 10.
- C. Lonzi, Taci, anzi parla. Diario di una femminista 1972-1977, Milano, La Tartaruga, 2024, p. 37.
- Ibidem.
- Ibidem.
- C. Lonzi, Manifesto di Rivolta Femminile, in Sputiamo su Hegel e altri scritti, a cura di A. Buttarelli, Milano, La Tartaruga, 2023, pp. 13-20.
- A. Buttarelli, Carla Lonzi, op. cit., p. 73.
- C. Lonzi, Sputiamo su Hegel, in Sputiamo su Hegel e altri scritti, op. cit., p. 48.
- Ibidem.
- C. Lonzi, Manifesto di Rivolta Femminile, op. cit., p. 19.
- Ivi, p. 20.

