Una particolare forma di collezionismo: il caso delle figurine Liebig
Chi è cresciuto tra gli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso, come molti dei nostri genitori, o nei decenni precedenti, come i nostri nonni, conosce sicuramente le figurine Liebig, che sono state l’oggetto del desiderio della maggior parte dei ragazzini di quegli anni. La Liebig[1], ditta manifatturiera del famosissimo estratto di carne, aveva iniziato fin dal lontano 1872 (o 1873, secondo alcuni studiosi) a stampare delle figurine per reclamizzare il suo prodotto. Sulla scia di una moda nata in Francia intorno alla metà dell’Ottocento, ossia la scelta da parte delle aziende di offrire piccoli regali con l’acquisto della merce[2], la Liebig diede vita alle proprie figurine, stampate in cromolitografia, una tecnica all’avanguardia per l’epoca. Le immagini erano inizialmente inserite nelle confezioni del prodotto, mentre in seguito venivano consegnate al cliente dietro la presentazione di punti attestanti l’acquisto di un certo numero di confezioni.

La prima serie di figurine Liebig, composta straordinariamente da 16 immagini[3], venne stampata in Francia e raffigurava la sede uruguayana della fabbrica. Nelle figurine veniva descritta, fase per fase, il processo di produzione dell’estratto di carne a partire dalla lavorazione della materia prima. Ogni figurina era rettangolare e aveva le misure standard di 7×11 cm circa. Sul davanti vi era l’immagine, mente sul retro erano stampate le informazioni relative al prodotto e la firma del fondatore Justus von Liebig. Nelle serie successive si assistette a qualche mutamento: la scena era dominata dall’argomento da cui la serie prendeva il titolo, anche se in un angolo dell’immagine campeggiava l’onnipresente barattolino del prodotto. Col trascorrere degli anni, però, anche l’immagine dell’estratto di carne Liebig sparirà dalla figurina.
Nei decenni più vicini a noi, furono introdotte nuove modifiche e il retro della figurina non venne più dedicato alle informazioni aziendali, ma ad una dettagliata descrizione dell’argomento della serie. Nel giro di pochi anni dal lancio, cominciarono ad essere stampate serie di figurine nelle principali lingue europee: la prima serie in lingua italiana (la n. 65 se si conteggia a partire dalla prima stampata) risale al 1878, costituita eccezionalmente da 10 pezzi e intitolata Scene popolari dell’Alsazia.

In tempi in cui i mezzi di comunicazione erano molto diversi da quelli odierni, queste figurine costituivano per i ragazzi, e non solo per loro, efficaci mezzi di divulgazione. Le serie erano dedicate, infatti, alla flora, alla fauna, spesso esotica, a località lontanissime che nessuno avrebbe mai visto se non per immagini, ad episodi della storia antica e moderna, alle scoperte scientifiche. Insomma, in breve esse costituirono una piccola summa del sapere popolare, e questo fu la garanzia del loro successo sia tra i bambini, che tra gli adulti. La tiratura massima avvenne tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, quando si stampava un nuovo soggetto a settimana.
Nel 1934 a Milano venne fondata la Compagnia Liebig Italiana, che si occuperà non solo della produzione dell’estratto di carne sul suolo nazionale, ma anche della stampa delle figurine per il pubblico italiano. La prima serie stampata in Italia nel 1934 fu la n. 1286 del catalogo generale, intitolata Architettura precolombiana. La stampa delle figurine nel nostro Paese terminò nel 1974, con le serie intitolate Storia del circo, Marina da guerra e Il regno animale (n. 335-337 secondo il conteggio italiano). Il motivo per cui si decise di interrompere la pubblicazione delle figurine fu dovuto al fatto che ormai le stesse, da tempo, vivevano di vita propria, non erano più legate all’acquisto del prodotto, ma si era ormai entrati nella pura fase del collezionismo. Per questo motivo, la Liebig non otteneva più alcun vantaggio ai fini della vendita del prodotto dalla commercializzazione delle figurine, e stamparle risultava, ormai, solo una spesa extra. L’Italia, in questo senso, seguì in ritardo quanto avvenuto in altre Nazioni che avevano già interrotto da anni la stampa delle figurine Liebig.
L’anno successivo, il 1975, vi furono alcune ristampe, ma la produzione di nuove serie era definitivamente conclusa, con un totale di 1871 a livello generale, e di 337 a livello italiano. Alcuni anni dopo, nel 1998, la Liebig italiana (ormai parte del gruppo Agnesi) decise di stampare tre nuove collezioni: Dinosauri, Sport con la palla, Zodiaco cinese. Fu un piccolo omaggio alla storia delle figurine Liebig, che non ebbe seguito.
Tra le curiosità su queste figurine, vanno riportati due incidenti diplomatici: nel 1914 la serie Costruttori di porti venne fatta distruggere dall’Austria perché una vignetta riportava la didascalia “Trieste porto romano”, mentre la serie Augusto Imperatore, che accanto alla data 1938 riportava anche il computo secondo l’Era fascista, fu fatta eliminare dagli Inglesi. Di queste serie cancellate spesso si salvavano solo una o due collezioni complete, i cui prezzi salivano alle stelle. Un’altra rarità è la serie intitolata Il Barbiere di Siviglia, del 1891, rimasta solo allo stato di “prova di stampa” e dunque costosissima. Va ricordato che in Italia non solo la Liebig stampava figurine, ma anche altre ditte tra le quali la Mira Lanza e la Perugina-Buitoni. Quest’ultima fu al centro di una vicenda che impazzò per due anni: il caso dell’introvabile figurina de “Il Feroce Saladino”. La Buitoni-Perugina nel 1936 aveva infatti stampato una serie di 100 figurine disegnate da Angelo Bioletto, una collezione intitolata I quattro Moschettieri[4] ma, per un errore di distribuzione, quella figurina risultò introvabile, scatenando una vera e propria caccia.
Il mitico estratto di carne Liebig è resistito sugli scaffali dei negozi fino all’inizio dell’attuale decennio, quando si è deciso di cessarne la produzione, almeno in Italia. Le figurine, come abbiamo visto, non si stampano più. Quel mondo è definitivamente tramontato, ma continua in qualche modo a vivere grazie agli appassionati e ai collezionisti.
Alcune figurine Liebig conservate nel Fondo Bagliani:






Si riporta qui di seguito l’elenco delle serie[5], il luogo e l’anno di stampa di tutte le figurine Liebig conservate nel Fondo Bagliani che, in conformità con l’argomento al quale è dedicato il fondo stesso, sono esclusivamente a tema teatrale:
- Maschere italiane I, serie n. 149 (Italia, 1883-1885)
- Maschere italiane II, serie n. 244 (Italia, 1889)
- Maschere italiane III, serie n. 276 (Italia, 1890)
- Maschere italiane IV, serie n. 311 (Italia, 1891)
- Maschere italiane V, serie n. 385 (Italia, 1893)
- Divertissements, serie n. 427 (Francia, 1894)
- Caffè-Concerto, serie n. 504, (Italia, 1897)
- Theater Alt-Berlin I (Il teatro della vecchia Berlino I), serie n. 498 (Germania, 1896)
- Theater Alt-Berlin II (Il teatro della vecchia Berlino II), serie n. 499 (Germania, 1896)
- Deutsche Bühnendichter (Drammaturghi tedeschi), serie n. 502 (Germania, 1898)
- Teatro delle Varietà, serie n. 577 (Italia, 1898)
- Riccardo III di Shakespeare, serie n. 603 (Italia, 1899)
- Scene di opere V, serie n. 643 (Italia, 1900)
- Cirano di Bergerac, serie n. 660 (Italia, 1901)
- Teatri antichi e moderni, serie n. 841 (Italia, 1905)
- Aus Shakespeare’s Leben (Dalla vita di Shakespeare), serie n. 864 (Germania, anno 1906)
- Tragedie celebri, serie n. 870 (Italia, 1906)
- Il Mercante di Venezia, serie n. 937 (Italia, 1908)
- Federico Schiller, serie n. 971(Italia, 1909)
- Il Combattimento col Dragone – Ballata di Schiller, serie n. 989 (Italia, 1909)
- Macbeth, serie n. 1048 (Italia, 1912)
- Racconti d’inverno – Tragedia di Shakespeare, serie n. 1106 (Italia, 1919)
- Autori drammatici che agiscono da attori, serie n. 1114 (Italia, 1921)
- I più famosi teatri d’opera del mondo, serie n. 1162 (Italia, 1924)
- Il teatro giapponese, serie n. 1284 (Italia, 1933)
- I più grandi tragedi greci, serie n. 1244 (Italia, 1932)
- Amleto – Dramma di Shakespeare, serie n. 1322 (Italia, 1936)
- Il Cid – Tragedia di Corneille, serie n .1326 (Italia, 1936)
- Goldoni, serie n. 1788 (Italia, 1963)
- Vita ed opere di Molière, serie n. 1806 (Italia, 1964)
- Vita ed opere di Vittorio Alfieri, serie n. 1807 (Italia, 1964)
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BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA DI APPROFONDIMENTO
- Le figurine Liebig non usciranno più. Allarme tra migliaia di collezionisti, in “Corriere della Sera”, 20 febbraio 1974, Sezione Informazione Milano, p. 7.
- G. Montanari, Anche la Scala fa la raccolta delle figurine, in “Corriere della Sera”, 7 giugno 1974, p. 5.
- M. Alberini, Addio alle Liebig, in “Corriere della Sera”, 9 luglio 1974, p. 14.
- M. Alberini, I prezzi delle Liebig, in “Corriere della Sera”, 24 gennaio 1977, p. 7.
- Il mercato delle Liebig va sempre a gonfie vele, in “Corriere della Sera”, 4 dicembre 1980, p. 15.
- M. Alberini, Se la figurina Liebig è morta c’è un collezionismo alla memoria, in “Corriere della Sera”, 20 maggio 1981, p. 23.
- M. Alberini, Le figurine raccontano un secolo di storia. Pubblicato il catalogo con le quotazioni dei cartoncini, in “Corriere della Sera”, 11 aprile 1986, p. 33.
- M. Alberini, Ancora aperta la caccia alle gloriose figurine della “Liebig”, in “Corriere della Sera”, 12 gennaio 1988, p. 34.
- M. Alberini, Liebig, il fascino resiste. Pubblicato il catalogo delle famose figurine, in “Corriere della Sera”, 30 dicembre 1988, p. 27.
- M. Alberini, Risale la febbre delle figurine Liebig, in “Corriere della Sera”, 4 dicembre 1994, p. 48.
- G. Papetti, Figurine Liebig. Storia, catalogo e valutazione, Milano, Edizioni Archivio Papetti, 1995.
- Jürgen Christmann, Liebig Sammelbilder, Köln, Taschen Verlag, 1996.
- Tornano le mitiche figurine Liebig, in “Corriere della Sera”, 25 marzo 1998, p. 15.
- M. Dall’Acqua, Liebig: le figurine della memoria, Parma, MUP Editore, 2003.
- R. Covino, La pubblicità e l’evento: la “febbre moschettiera”, in I Quattro Moschettieri, da Nizza e Morbelli, di E. Vaime e N. Fano, Perugia, Teatro Stabile dell’Umbria, 2004, pp. 9-11.
- F. e M.T. Di Pietro, Liebig: figurine e pubblicità, Roma, Edizioni Medusa, 2007.
- D. Bogoni, Liebig, la storia dei commerci in figurina, in “Corriere della Sera”, inserto L’Economia, 27 gennaio 2025, p. 46.
- G. Sanguinetti, Catalogo delle figurine Liebig, Milano, ed. varie, aggiornato periodicamente.
- R. Covi, Quando l’Italia perse la testa per una figurina, 19 settembre 2024 in aboutumbriamagazine.it.
- La collezione Figurine Liebig di Fabrizio in myliebigcollection.it.
- filatelialongobardi.it
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NOTE
- Il barone tedesco e chimico Justus von Liebig nel 1847 ideò un procedimento per estrarre un concentrato dalla carne di manzo, allo scopo di sostituire in maniera economica un genere alimentare all’epoca molto costoso, e permetterne a tutti il consumo, anche se in forma surrogata, come insaporitore dei cibi. Nel corso degli anni la tecnica venne perfezionata, e nel 1865, con alcuni soci, von Liebig fondò la Liebig’s Extract of Meat Company, con sede legale a Londra, mentre lo stabilimento di produzione si trovava a Fray Bentos, in Uruguay. Nel corso dei decenni la produzione si ampliò ad altri prodotti, tra cui la carne in scatola.
- Il primo omaggio in assoluto che un’azienda francese offrì ai suoi clienti fu un buono per poter avere a disposizione gratuitamente una sedia nel Giardini delle Tuileries a Parigi.
- Pur esistendo anche rare serie composte da 16 o 18 pezzi, la serie standard di figurine Liebig consta di 6 pezzi.
- Il concorso della Buitoni-Perugina, attivo tra il 1936 e il 1937, era legato al programma radiofonico intitolato appunto I Quattro Moschettieri, ideato da Angelo Nizza e Riccardo Morbelli e andato in onda sull’EIAR dal 1934 al 1937. Fu il primo caso in Italia in cui un marchio commerciale sponsorizzava una trasmissione radiofonica, dando il via ad una consuetudine che perdura ancora oggi, quella del concorso a premi. Il ghiotto primo premio era nientemeno che una Topolino, l’automobile più ambita dagli Italiani del tempo. Tutto il Paese venne coinvolto in questa vicenda, che divenne una sorta di “malattia” incontrollabile: nei negozi della Perugina furono aperti dei luoghi di scambio delle figurine, giornali e riviste pubblicavano articoli sul fenomeno, venne girato perfino un film, dal titolo appunto Il Feroce Saladino, con la regia di Mario Bonnard, finché nel 1938 il Ministero delle Finanze decise di chiudere sia il programma radiofonico che il concorso, a causa dell’eccessivo seguito generato e della concorrenza considerata sleale da parte delle altre aziende.
- La numerazione qui riportata era in molti casi già presente nel regesto compilato dal donatore. Ove non fossero stati indicati, il numero di serie e l’anno di emissione sono stati ricostruiti consultando i cataloghi di vendita online di filatelie e case d’asta. Eventuali incongruenze nella numerazione sono da attribuirsi all’impossibilità di consultare direttamente i cataloghi Unificato e Sanguinetti.

