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“Non rinunziare ad essere romeno”. La cultura romena nel “cerchio di ferro” del comunismo

23 Giugno 2026
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Il volume raccoglie gli Atti della giornata di studi in onore della professoressa Rosa Del Conte, studiosa emerita di letteratura romena, figura di spicco per il suo ruolo di divulgatrice di cultura romena in Italia nel corso del Novecento. L’iniziativa è stata promossa e coordinata dalla prof. Angela Vasilovici, docente di Lingua e Letteratura romena presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha curato gli Atti del Convegno.

Rosa Del Conte aveva iniziato nel 1940 la sua carriera accademica presso le università di Cluj e Bucarest ma l’invasione sovietica della Romania la costrinse a fare rientro in Italia, dove si impegnò con devozione nella sua missione di studio e promozione della lingua e della letteratura romene, dapprima presso l’Università Cattolica e successivamente presso l’Università Statale di Milano e infine presso la Sapienza di Roma.

Dopo i saluti istituzionali di Lucia Tudoran (console presso il Consolato Generale di Romania a Milano), di Giovanni Gobber (Preside della Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere) e di Enrico Fusi (Segretario Generale dell’Istituto Giuseppe Toniolo), gli Atti ricalcano le due fasi in cui si è svolta la giornata di convegno. Nella prima di queste è stato dato spazio alla presentazione dei caratteri e delle specificità del Fondo donato da Rosa Del Conte all’Istituto Toniolo di Studi Superiori e collocato, per la sua conservazione e gestione, presso la Biblioteca della sede di Milano dell’Università Cattolica. Dopo aver elencato le caratteristiche e le modalità di lavorazione del Fondo nelle parole di Paolo Senna della Biblioteca d’Ateneo, Jessica Andreoli dell’Università di Torino ha offerto una sintesi dei contenuti emersi nella sua tesi di dottorato, dedicata proprio al Fondo Del Conte, individuando nel «laboratorio emineschiano» uno dei più significativi aspetti dell’attività della studiosa, ma lasciando ampio spazio alla ricostruzione della biografia delcontiana sulla base dei documenti d’archivio.

La seconda parte degli Atti, invece, è volta a contestualizzare l’attività e l’operato di Rosa Del Conte nel quadro storico del suo tempo. Aldino Cazzago (docente di Storia della Teologia Ortodossa e Agiografia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Brescia) ha inteso offrire un affresco della «storia civile, culturale e religiosa della Romania del periodo successivo al secondo conflitto mondiale». Attraversato da una storia complessa, il dopoguerra romeno è stato caratterizzato dalla presenza di una dittatura ideologica di stampo sovietico, che influì anche sulla Chiesa cattolica (romano-cattolica e greco-cattolica), con soppressioni e persecuzioni, che in particolare colpirono la Chiesa greco-cattolica, «sempre sospettata di scarsa fedeltà allo Stato». Lo storico dell’arte Luciano Serioli ha poi illustrato gli aspetti della propaganda comunista nell’arte, nella grafica e nella toponomastica romena nel dopoguerra, portando esempi di scultura monumentale e di opere pittoriche quali quelle di Corneliu Baba, Camil Ressu, Marius Bunescu, Henri Cartagi e Alexandru Ciucurencu.

Le due parti sono inframmezzate da letture compiute dagli studenti del corso di Lingua e letteratura romena, che hanno presentato una selezione di documenti originali rinvenuti nel Fondo Del Conte: un modo «di mostrare come un patrimonio archivistico possa diventare uno strumento vivo per comprendere un passato ignoto».