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Igort, «A cavallo con i poeti»

07 Maggio 2026

Igort, nome d’arte di Igor Tuveri, è una figura polivalente di uomo di cultura che difficilmente può inquadrarsi in una o più etichette: artista, musicista, autore, fumettista. Nato nel 1958 a Cagliari, ben presto ha lasciato la sua isola per nutrirsi di esperienze e incontri fecondi a Parigi, New York, Bologna, città dove risiede e da dove dirige le edizioni Oblomov e la nota rivista Linus. Più volte ha avuto modo di viaggiare in Giappone: dapprima per ragioni di lavoro, ovvero come autore di manga presso case editrici nipponiche e, successivamente, in diverse occasioni (ben ventisei) alla ricerca di una ripetuta immersione nella cultura giapponese. Viaggi che incarnano un percorso di progressivo affinamento nel mondo del Sol Levante. Il libro da poco uscito per Einaudi A cavallo con i poeti si presenta come una rivisitazione dell’haibun, genere tipico della tradizione letteraria giapponese impiegato per la narrazione di viaggio, intervallando osservazioni in prosa e componimenti poetici. In aggiunta, Igort accompagna alla scrittura disegni e immagini sui quali il lettore è invitato a soffermarsi. Il genere dell’haibun è stato portato a livelli altissimi da Matsuo Bashō, vissuto nel XVII secolo, la cui opera Lo stretto sentiero verso il profondo Nord (Oku no hosomichi) è considerata il massimo esempio di questo tipo di narrazione. Bashō è la stella di prima grandezza alla quale Igort guarda per ispirare il cammino tracciato in questo libro di viaggio, ma non è la sola. La seconda è Hokusai, celebre pittore e incisore vissuto nel secolo successivo, che a differenza di Bashō ha goduto di una lunga vita. Hokusai, autore delle Cento vedute del monte Fuji, approdò al disegno del paesaggio dopo un lungo percorso volto dapprima al disegno di soggetti teatrali, all’illustrazione dei classici ma anche a lavori di mestiere come ritratti su commissione e pittura di insegne. In Hokusai matura pian piano la consapevolezza che il disegno, e in particolare il disegno di paesaggi, sia lo strumento di un percorso iniziatico: «il paesaggio – scrive Igort – era la via per la comprensione profonda della natura».

Bashō e Hokusai erano entrambi monaci e avevano in comune il carattere del nomadismo. La dimensione del viaggio era dunque la cifra essenziale della loro ricerca: per questo motivo un diario di viaggio che si pone alla ricerca delle tappe percorse da tali maestri diventa per Igort una forma di conoscenza e di riconoscimento, quasi il rispecchiarsi in una cultura dell’essenziale che richiede tempo e una cura devota. Strettamente connesso a questo concetto (l’essenziale) è quello della bellezza che non deriva da una riproduzione esteticamente ineccepibile o necessariamente realistica, ma offre di sé qualcosa di “ruvido” e al contempo di pudico, di discreto e di imperfetto, come del resto è tipico degli oggetti che vediamo in natura.

Nel suo peregrinare dal Nord (Bashō) al Sud (Hokusai) dell’arcipelago giapponese il lettore può così incrociare la città e i cavi della corrente sui quali sono appollaiati i corvi, la baia di Matsushima con isolotti dalla ampia «criniera vegetata», il monte Haguro con i suoi cedri centenari; e poi verso Sud, la maestosa presenza del monte Fuji, di una bellezza imponente e intatta. Il libro di viaggio di Igort si apre dunque a vasti squarci di immagini, lasciando molto spazio alla natura quasi fossimo nella sceneggiatura figurata di un film di Miyazaki o Takahata.

Questo libro non nasce dal nulla. Prima di questo volume Igort aveva già avuto l’occasione di condurre il lettore nella dimensione del viaggio disegnato, sempre a seguito di viaggi e incontri che hanno messo in gioco l’autore in prima persona: pensiamo ai Quaderni ucraini, pubblicati già nel 2010 per Mondadori, e ai Quaderni russi (2011), una sorta di reportage condotto sulle tracce della giornalista Anna Politkovskaja, assassinata nel 2006. Viaggio e Giappone si incrociano ancora nei disegni dei Quaderni giapponesi, opera in tre volumi, in cui l’autore sardo trova anche il modo di rievocare la propria storia di uomo affascinato dalla cultura giapponese e la propria esperienza di disegnatore nella patria del manga. A ragione si può dunque dire che A cavallo con i poeti viene da molto lontano.