logo matrice logo matrice

«Little Nemo in Slumberland»

23 Aprile 2026

Era il 15 ottobre 1905 quando sulle pagine del “New York Herald” apparvero le tavole di Little Nemo in Slumberland di Winsor McCay. Quel giorno segnò un momento fondamentale non solo per l’arte del fumetto ma, più in generale, per l’arte dell’illustrazione nel suo complesso.

McCay era nato nel 1867 in Canada e aveva trascorso i primi anni di vita nel Michigan. La sua giovinezza fu suggestionata dal fascino per le attrazioni del parco divertimenti Wonderland di Detroit e, successivamente, dalle architetture della città di Chicago, dove si trasferì nel 1889, inizialmente con l’intenzione di studiare alla locale School of the Art Institute, ma dove poi, di necessità, fu costretto a trovare lavoro impiegandosi in una ditta che produceva manifesti per spettacoli teatrali e circensi. Il trasferimento a Cincinnati lo portò a pubblicare strisce umoristiche sul “Cincinnati Enquirer” ma fu decisivo il suo passaggio a New York, dove venne assunto dal “New York Herald” per il quale inventò fumetti di grande successo: Little Sammy Sneeze, che racconta le storie di un ragazzino il cui starnuto produce effetti terrificanti per chi gli sta intorno; Dream on the Rarebit Fiend, i cui protagonisti sono di volta in volta trasportati durante il sonno nella terra degli incubi per via di una cena troppo pesante (i rarebit sono i “crostini” al formaggio di cui i protagonisti sono ghiotti); e soprattutto Little Nemo in Slumberland, che venne pubblicato fino al 1911 contribuendo a fidelizzare e a incrementare significativamente i lettori dell’“Herald”.

Little Nemo, il protagonista della storia, è un bambino di cinque anni che tutte le notti sogna avventure meravigliose nel mondo di Slumberland. Caratteristica ogni puntata è la tavola finale in cui Little Nemo si risveglia puntualmente nel suo letto, spesso per una caduta o da un brutto sogno. Nonostante la vastità di produzione, è riconoscibile un filo conduttore che lega le tavole fra loro e dà forma a una narrazione continuata: è così che Little Nemo viene convocato dal re di Slumberland (Morpheus), conosce sua figlia (la Principessa) e vive straordinarie avventure esplorando quel paese fantastico.

McCay è un maestro nell’impostazione grafica della tavola: rinuncia alla tradizionale sequenza a quadrati o a blocchi omogenei e predilige una mise en page innovativa e sorprendente, frutto di una grande libertà espressiva. Non solo. L’illustratore canadese impiega inquadrature e punti di vista arditi, anticipando di fatto diverse opzioni che saranno proprie in futuro del cinema e dei film di animazione. Non fu solo un abilissimo disegnatore, ma artista a tutto tondo: già nel 1903 aveva iniziato a esibirsi negli spettacoli di chalk talk, dove intratteneva il pubblico con un monologo e una lavagna, sulla quale disegnava rapidamente caricature e disegni umoristici e grotteschi.

Little Nemo in Slumberland chiuse le sue pubblicazioni il 23 luglio 1911 quando McCay si trasferisce dall’“Herald” al “New York American” di William Hearst, che lo legò a sé con un contratto di esclusiva che gli imponeva di illustrare editoriali politici, fatto che contribuì a esaurire la vena creativa dell’artista. Sul “New York American” riprese le avventure di Little Nemo ma dovette piegarsi a chiamare questa nuova serie In the Land of Wonderful Dreams, dal momento che l’“Herald” aveva trattenuto i diritti di sfruttamento del titolo. Tornò solo negli anni Venti all’“Herald”, dove, su grande richiesta dei lettori, ripropose le avventure di Little Nemo in Slumberland dal 1924 al 1927.

McCay aveva sempre tenuto in debita considerazione la propria opera e i propri disegni. Purtroppo però dopo la sua morte, avvenuta nel luglio del 1934, il suo archivio venne in parte distrutto da un incendio e altre tavole originali vennero tagliate e rimontate dal figlio Robert che credette di far ripartire la serie di Little Nemo, ma senza successo. Solo negli anni Sessanta Woody Gelman, editore e autore, riuscì a ritrovare alcune tavole originali e diede nuovo impulso alla conoscenza dell’opera di McCay, che era ormai consegnata all’oblio. Solo poche di questa tavole appartengono a musei e istituzioni pubbliche (la Library of Congress ne possiede una dozzina), mentre altre – in numero indefinito – fanno parte di collezioni private. Pare che di tutto il lavoro di McCay restino ora soltanto circa un centinaio di tavole originali, veri e propri pezzi da collezione, dal valore altissimo tanto dal punto di vista storico-culturale quanto economico.

Oggi le Edizioni Nicola Pesce hanno avuto la lungimiranza di riportare all’attenzione dei lettori la prima parte del pubblicato di Little Nemo in Slumnerland, corrispondente a quanto uscito sulle tavole domenicali dell’“Herald” dal 1905 al 1911 (le altre saranno raccolte in una successiva pubblicazione). Il volume – un cartonato di 27×37 cm per 368 pagine, curato da Stefano Romanini – ha il pregio di restituire in presa diretta tutta l’abilità di McCay, maestro indiscusso dell’arte e dell’immaginario tra Otto e Novecento.