«Nebbia al Giambellino»: un noir ante litteram nella produzione di Giovanni Testori
Anche il suono della radio, che chi vi fosse passato accanto fin a poco prima avrebbe sentito uscir fuori dall’ultimo caffè del Giambellino, quello che dava nei prati, adesso s’era spento […].

Milano, metà degli anni Cinquanta. In un caseggiato popolare di periferia, alle propaggini più estreme, allora confinanti con distese di prati e campi, di quel quartiere Giambellino che pochi anni più tardi sarebbe stato immortalato nella celebre canzone di Giorgio Gaber[1], viene commesso un omicidio: in una sera di nebbia fittissima che tutto cela alla vista, ovattando anche i rumori, Gina Restelli, giovane vedova, viene strangolata sul letto del suo umile appartamento, a pochi passi di distanza dalla figlia Pina, che assiste al crimine impotente e pietrificata dalla paura. Dopo la fuga dell’assassino a bordo della sua automobile di lusso lanciata a folle velocità verso la campagna, la piccola Pina, ripresasi dallo choc, percorre titubante le scale del palazzo per chiedere aiuto alla signora Sottocasa, madre di una sua compagna di giochi.
Come in un film in bianco e nero – nel corso di una lunga notte in cui la nebbia non è solo quella che avvolge Milano e i suoi abitanti, ma è anche una fitta coltre che le forze di polizia dovranno dissipare per giungere a comprendere le cause che hanno condotto al terribile delitto – Giovanni Testori conduce lo sgomento lettore fino alla tragica conclusione. Pagina dopo pagina viene indagata la vita della vittima, giunta a Milano da Lomazzo in cerca di un’occupazione stabile per mantenere se stessa e la bambina. Emerge così il ritratto di un’esistenza modesta: divisa tra l’occupazione diurna come domestica a ore presso abitazioni di gente benestante e i lavori di sartoria condotti la sera tra le mura domestiche, la donna insegue il sogno di un lavoro stabile. Fino all’incontro, che ne decreterà la rovina, con Rinaldo Cattaneo, ricco e dissoluto esponente della borghesia milanese, che la assume come donna delle pulizie presso la sua azienda, ma con secondi fini tutt’altro che limpidi.
Al lettore attento non sfuggiranno le reminiscenze manzoniane presenti nel romanzo: il «ritegno che […] avrebbe potuto essere scambiato per rozzezza, scontrosità e villania», che contraddistingue Gina, altro non è che «quella modestia un po’ guerriera delle contadine» di cui è ammantata Lucia nella sua prima apparizione nel secondo capitolo de I Promessi Sposi. Ma le analogie proseguono: Rinaldo Cattaneo è un Don Rodrigo del ventesimo secolo, che si incapriccia delle sue dipendenti e approfitta di loro. Tuttavia, mentre Lucia, in fuga dal paese natale, dopo varie vicissitudini a Milano troverà la salvezza dal suo aguzzino, Gina Restelli, in un percorso affine ma dagli esiti differenti, vi troverà invece la morte.

Come emerge dalle interessanti pagine introduttive della nuova edizione Feltrinelli che ha visto la luce nell’autunno 2025, a cura di Sandrone Dazieri e Giuseppe Frangi, all’interno della produzione letteraria testoriana Nebbia al Giambellino costituisce un piccolo caso dalla vicenda redazionale interessante. Considerato per anni, erroneamente, come un testo risalente all’inizio degli anni Sessanta, e dunque composto al termine del ciclo “I segreti di Milano”, è oggi invece stato correttamente inserito nella cronologia delle opere di Testori. Grazie all’analisi del carteggio tra l’autore novatese e il suo “maestro d’elezione” Roberto Longhi, recentemente pubblicato[2], possiamo ora con certezza affermare che la prima stesura di Nebbia al Giambellino vada collocata tra il 1955 e il 1956.
Così affermava, infatti, Testori in una lettera a Longhi databile tra il settembre e l’ottobre del 1955: «Lavoro come un muratore al mio romanzo: il titolo, forse, “Nebbia al Giambellino”». All’inizio del mese di febbraio del 1956 Testori aveva, inoltre, inviato a Longhi il romanzo, allegandolo a una lettera. Il critico ne aveva riportato un giudizio positivo a stretto giro di posta, tanto che già alla fine del mese lo scrittore novatese lo aveva proposto all’editore Garzanti per la pubblicazione.
In una lettera del mese di marzo successivo, Testori annunciava a Longhi il titolo di un altro romanzo, Un delitto a Comerio, che insieme a Nebbia al Giambellino avrebbe dovuto costituire il ciclo “Difesa e offesa”. Presso l’archivio di Casa Testori a Novate Milanese è presente il manoscritto di Nebbia al Giambellino, mentre il progetto di Un delitto a Comerio non fu probabilmente mai portato a termine.
Nebbia al Giambellino venne forse in un primo momento accantonato a favore della stesura de Il ponte della Ghisolfa, il primo volume de “I segreti di Milano” che uscì per Feltrinelli nel 1958, grazie all’interessamento di Anna Banti, seguito poi nel 1959 da La Gilda del MacMahon e nel 1960 da La Maria Brasca e dal controverso L’Arialda. Il romanzo rimase, quindi, in sospeso per circa tre decenni, finché, a metà degli anni Ottanta, Testori decise di rimettervi nuovamente mano, apportando alcune correzioni[3]. Ma il testo vedrà la luce solo postumo, per i tipi di Longanesi nel 1995 e le cure di Fulvio Panzeri. Successivamente Mondadori nel 2004 ne fece una riedizione, utilizzando come prefazione la recensione che Giovanni Raboni aveva pubblicato sul “Corriere della Sera” in occasione della prima edizione del 1995.
A distanza di settant’anni dalla prima stesura, Nebbia al Giambellino rimane di un’attualità disarmante, e si legge sempre, scoprendolo o riscoprendolo, con grande interesse, perché, come afferma Giovanni Raboni, «la grandezza di uno scrittore si misura anche dalla qualità dei suoi inediti».
____________________
NOTE:
- La ballata del Cerutti, di Giorgio Gaber e Umberto Simonetta, Ricordi, Milano 1960.
- G. Testori, Con Roberto Longhi. Lettere e scritti, a cura di D. Dall’Ombra, Feltrinelli, Milano 2026. Il volume comprende sessantadue missive inviate da Testori a Longhi tra il 1951 e il 1969, oltre ad alcuni articoli e interventi testoriani dedicati a Longhi e alla moglie Anna Banti, anche dopo la loro scomparsa, fino al 1990. L’incontro tra Testori e Longhi, dopo alcuni contatti epistolari riguardanti l’attribuzione di opere di manieristi lombardi sui quali lo scrittore novatese stava lavorando, era avvenuto in occasione della famosa mostra sul Caravaggio tenutasi a Palazzo Reale nel 1951. Colpito dall’acume critico del ventottenne Testori, Longhi aveva deciso di invitarlo a collaborare alla rivista “Paragone”, da lui fondata insieme alla moglie Anna Banti proprio l’anno precedente.
- Il dattiloscritto originale di Nebbia al Giambellino, con le correzioni dell’Autore, è visibile in questo post pubblicato sulla pagina Instagram di Casa Testori.
_____________________
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA DI APPROFONDIMENTO:
- G. Grossini, Quel delitto al Giambellino. Un’infanzia offesa, in “ViviMilano”, 15 marzo 1995, p. 27.
- G. Raboni, Notte e nebbia al Giambellino. Testori fra i segreti di Milano, in “Corriere della Sera”, 20 marzo 1995, p. 29.
- Testori e il primo noir, servizio del TG3 di Antonio Sgobba con intervista a Sandrone Dazieri.
- Nebbia al Giambellino, in Giovannitestori.it.
- A. Picca, “Nebbia al Giambellino” di Giovanni Testori, l’affresco sulla Milano nera dagli echi manzoniani, in “La Repubblica”, 8 marzo 2026.
- A. Beltrami, Testori e Longhi, la critica d’arte come corpo, in “Avvenire”, 11 marzo 2026, p. 20.

