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Letteratura rosa e romanzo pedagogico in Wanda Bontà e Giana Anguissola

Nel 2026 ricorrono gli anniversari della morte, rispettivamente il quarantennale e il sessantennale, di due scrittrici italiane molto lette e amate in passato, ma oggi ormai purtroppo misconosciute: Wanda Bontà (1902-1986) e Giana Anguissola (1906-1966), entrambe prolifiche autrici di romanzi dedicati in particolare al pubblico giovanile e femminile.

Illustrazione di Maria Luigia Falcioni Gioia
(da G. Anguissola, Daddi e Giogi, Mursia, 1968, p. 37)

La società letteraria, spesso a torto, tende a relegare nell’oblio scrittori e scrittrici non più considerati contemporanei o utili per il mercato, ritenendoli inattuali perché legati a un’età o a un genere – come quello del romanzo cosiddetto “rosa” – ormai superati. Tanto più se, come in questo caso, si tratta di un genere su cui i pareri dei critici appaiono spesso discordanti.

Ancora negli anni Ottanta e Novanta, Maria Pia Pozzato sosteneva che «il genere rosa si definisce […] un genere commerciale, d’evasione, non letterario o, come dicono […] alcuni, paraletterario»[1], e secondo Eugenia Roccella nella letteratura rosa la scelta dei lettori avveniva «attraverso dati anagrafici come l’età o il sesso»[2]. Le radici di questo genere affondano in realtà in un tempo lontano: il romanzo epistolare Pamela, or Virtue Rewarded, dato alle stampe nel 1740 da Samuel Richardson, è oggi infatti quasi unanimemente considerato il capostipite della narrativa rivolta esplicitamente al pubblico femminile, nonché il precursore di questo filone. Il genere rosa andrà poi codificandosi nel corso dell’Ottocento, giungendo a piena maturazione nei primi decenni del Novecento, quando si diffusero, in Italia come all’estero, miriadi di pubblicazioni, spesso vendute a fascicoli, oppure presentate a puntate su rivista, e rivolte a una platea femminile che, spinta da una crescente alfabetizzazione, iniziava a rivendicare il proprio ruolo nel mondo culturale.

In Italia, lo sviluppo massiccio della letteratura rosa avvenne in particolare negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, grazie anche e soprattutto alla nascita e alla diffusione di riviste femminili come “Gioia”, “Grazia”, “Intimità”, solo per citarne alcune tra le più note. All’interno della letteratura rosa italiana si distinguono due filoni principali: quello “trasgressivo”, che ha visto in Liala (Amalia Liana Negretti Odescalchi, 1897-1995) e Mura (Maria Assunta Giulia Volpi Nannipieri, 1892-1940) le principali esponenti, e quello “pedagogico”, del quale Wanda Bontà e Giana Anguissola, sulle quali si focalizza questo intervento, sono invece le maggiori rappresentanti.

Wanda Bontà

Le notizie biografiche reperibili su Wanda Bontà sono piuttosto scarne e ripetitive. Di lei si sa che nacque a Milano nel 1902 e che, rimasta presto orfana, visse presso convitti femminili mentre studiava per ottenere la licenza magistrale. Dopo essersi diplomata, iniziò a lavorare come assistente presso alcune colonie nelle periferie milanesi e dando lezioni private. Continuò, parallelamente, a studiare e a portare avanti la propria formazione, apprendendo da autodidatta la stenografia. Come raccontò lei stessa in seguito, conduceva in quel periodo una vita molto appartata, e trascorreva le serate e il tempo libero dedicandosi alla sua vera passione, la scrittura di romanzi e racconti. Dopo una serie di rifiuti editoriali, finalmente nel 1927 la Libreria Editrice Milanese accettò di pubblicare il suo primo romanzo, La fatica di vivere, che uscì l’anno successivo.

La trama del romanzo è parzialmente autobiografica. Le vicende sono ispirate in particolare all’esperienza dell’autrice nei convitti, dove aveva avuto modo di conoscere il dolore e la sofferenza di ragazze segnate come lei dalla precoce perdita dei genitori, o dall’abbandono da parte degli stessi. Nel romanzo era confluito anche il suo vissuto di insegnante ed educatrice, che le aveva offerto l’opportunità di conoscere da vicino ragazze e ragazzi provenienti dai più diversi strati sociali e da realtà familiari spesso problematiche. La fatica di vivere, romanzo intriso di dolore ma al tempo stesso foriero di speranza, ebbe molto successo sia di pubblico, che di critica, e da quel momento Wanda Bontà poté dedicarsi esclusivamente alla scrittura, iniziando al tempo stesso una duratura collaborazione con le più famose riviste femminili italiane.

A partire dal 1937 risulta iscritta all’Ordine dei Giornalisti. In quello stesso anno assume la direzione della rivista di fumetti “Intrepido” che manterrà fino al 1942, mentre dal 1946 dirigerà “Albo dell’Intrepido”[3]. Nel 1938 presso le Edizioni Mani di fata[4] vide la luce il suo romanzo più celebre, Signorinette. Composto, come racconta la stessa Bontà, in tempi strettissimi, poiché le venne commissionato nel mese di ottobre per essere pronto in tempo per le vendite natalizie, Signorinette vendette cinquantamila copie in un anno[5], e venne da subito accostato al romanzo Piccole donne, di Louisa May Alcott. Ambientato a Milano, Signorinette racconta la storia di Iris, Paola e Renata, tre amiche e compagne di scuola all’istituto magistrale. Ognuna di loro ha un carattere ben definito: Iris coltiva il sogno di diventare scrittrice, Paola vive con disagio il rapporto con il proprio aspetto fisico, mentre Renata, proveniente da una famiglia benestante, si distingue per il suo temperamento esuberante. Dopo il successo di Signorinette, nel 1942 uscì il seguito, Le signorinette nella vita[6], opera che racconta il passaggio all’età adulta delle protagoniste, in una Milano segnata dal conflitto mondiale, e che presenta alcuni elementi autobiografici di Wanda Bontà: il personaggio di Iris si afferma nel campo della scrittura, mentre Renata si dedica alle ripetizioni per studentesse in un pensionato marino.

Dal 1938 al 1943 Wanda Bontà curò la rubrica “Vivere in due” sulla rivista “Grazia”. Gli articoli furono successivamente raccolti in due volumi editi da Sonzogno, intitolati Vivere in due (diario di Clementina) e Una moglie sola (secondo diario di Clementina). Nel dopoguerra, continuò a scrivere romanzi e racconti e a collaborare con note riviste come “Grand Hotel”, dove teneva la rubrica “Filo d’oro”. La nota distintiva della scrittura di Wanda Bontà è indubbiamente il realismo, unito ad un’accurata descrizione psicologica dei protagonisti.

Nell’introduzione alla celebre riedizione di Signorinette nella vita pubblicata da Mursia nel 1969, con le belle illustrazioni di Carlo Alberto Michelini, e ristampata per decenni fino all’inizio degli anni Novanta, è la stessa autrice ad affermare, ripensando al tragico momento storico in cui il romanzo aveva visto la luce: «Le prime pagine di Signorinette nella vita rispecchiano, con la loro forzata allegria, la lotta che dovevo sostenere contro la stanchezza e lo sconforto. Mi dicevo infatti che non dovevo rattristare le mie giovani lettrici; meglio narrar loro una storia piacevole e un po’ distaccata dalla dura realtà. Ma com’era difficile!». Wanda Bontà scrisse anche diversi libri per l’infanzia. Tra i più famosi ricordiamo Una corsa in Paradiso, pubblicato da Vallardi nel 1934, e I cagnolini di Perlarosa: racconto allegro per i piccoli, pubblicato dall’Editrice Genio nel 1944. La scrittrice morì a Milano nel 1986.

Giana Anguissola

Giana Anguissola nacque a Travo, in provincia di Piacenza, nel 1906. Determinata fin da bambina a diventare una scrittrice, giovanissima si recò a Milano dove, con un abile stratagemma, riuscì a ottenere un colloquio con il direttore de “Il Corriere della Sera”, Luigi Albertini, dichiarando che Annie Vivanti aveva apprezzato un suo racconto e l’aveva raccomandata[7]. Questa bugia le aprì le porte del giornalismo, avviando una duratura collaborazione con le testate del gruppo editoriale, tra cui “Il Corriere dei Piccoli”, “La Domenica del Corriere” e “La Lettura”.

Dalla fine degli anni Venti, e per tutto il decennio successivo, Giana tenne su “La Lettura” una rubrica di moda che firmava con lo pseudonimo di Gianola, mentre su “Il Corriere dei Piccoli” presentava racconti a puntate che spesso illustrava lei stessa, essendo anche una valente disegnatrice.

Il successo arrivò nel 1931 con la pubblicazione presso Mondadori de Il romanzo di molta gente. L’opera, ambientata in una cittadina di provincia nella quale non è difficile ravvisare i luoghi natali dell’autrice, fu selezionata per la stampa dall’Accademia Mondadori come espressione di un giovane talento, e ricevette nello stesso anno anche una menzione al Premio Viareggio.

Copertina di un esemplare de Il romanzo di molta gente, A. Mondadori, 1931, con dedica a Emilio Nasalli Rocca.

La sua consacrazione come autrice di narrativa al femminile avvenne intorno alla metà degli anni Cinquanta con la pubblicazione de Il diario di Giulietta, uscito nel 1954 presso l’editore La Sorgente. Il romanzo fu il primo di una fortunata serie, proseguita con Giulietta e i sedici anni nel 1955 e con Giulietta se ne va nel 1962. La trilogia, campione di vendite, fu amatissima dalle adolescenti di quegli anni e dei decenni seguenti.

Con i romanzi successivi, come Pierpaola a Lascia o Raddoppia? (1957), Priscilla (1958), L’inviata specialissima: cronache vere di animali per grandi e piccini (1959), Io e mio zio (1960), Violetta la timida (1963) e Le straordinarie vacanze di Violetta (1964) proseguì la consacrazione di Giana Anguissola come narratrice di storie al femminile. Le protagoniste sono giovani ragazze dal carattere ben determinato e piene di progetti per il futuro: Pierpaola insegue il sogno di diventare ingegnere, Priscilla ballerina, Violetta giornalista. Lo scenario è quasi sempre la Milano degli anni della ricostruzione post-bellica e del boom economico.

Come per Wanda Bontà, anche per la Anguissola il sodalizio con la casa editrice Mursia, specializzata in edizioni illustrate per ragazzi, ne sancì la definitiva fama. Dopo la prematura scomparsa della scrittrice nel 1966, Giancarla Re Mursia, moglie dell’editore Ugo, portò a termine il romanzo sul quale Giana stava lavorando negli ultimi mesi di vita, e che era rimasto incompiuto, Aniceto o la bocca della verità, che uscì postumo nel 1972.

L’autrice piacentina fu anche una valida giornalista di cronaca, tanto da essere inviata in Polesine in occasione dell’alluvione del 1951. Fu anche tra le prime figure letterarie a capire il potenziale dei moderni mezzi di comunicazione, intuendo come la radio, e in seguito la televisione, potessero favorire la divulgazione culturale e stimolare l’amore per la lettura. Nel 1945 scrisse appositamente per la radio la commedia Dramma a vent’anni. In seguito, adattò alcuni suoi racconti e romanzi per la lettura radiofonica e con l’arrivo della televisione in Italia e la nascita della TV dei ragazzi realizzò la sceneggiatura de Il diario di Giulietta, nel 1954, e de Le avventure di Pinocchio, nel 1959.

Come affermava Eugenia Roccella, il romanzo rosa è sempre «un romanzo di formazione al femminile»[8]: tale dinamica emerge con chiarezza sia nella produzione di Wanda Bontà, che in quella di Giana Anguissola. Negli ultimi anni si registra, fortunatamente, una significativa fioritura di studi critici, sia in Italia che all’estero, dedicati a questo genere letterario, a lungo penalizzato dal pregiudizio di essere considerato una forma letteraria minore.

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NOTE:

  1. M.P. Pozzato, Il romanzo rosa, L’Espresso, Roma 1982, p. 12.
  2. E. Roccella, La letteratura rosa, Editori Riuniti, Roma 1998, p. 4.
  3. I fumetti “Intrepido” e “Albo dell’Intrepido” erano pubblicati dalla Casa Editrice Universo, di proprietà dei tre fratelli Del Duca, Cino, Alceo e Domenico.
  4. Nate nel 1932, le Edizioni Mani di Fata erano l’estensione editoriale dell’omonima rivista milanese di cucito fondata nel 1925. Oltre a manuali specializzati in ricamo e sartoria, la casa editrice diede alle stampe numerosi romanzi dedicati al pubblico femminile. Si ricavano queste notizie da: Editori a Milano (1900-1945): repertorio, a cura di P. Caccia, Franco Angeli, Milano 2013, p. 195.
  5. Sull’onda del grande successo del romanzo, nel 1942 fu realizzato l’omonimo film, con la regia di Luigi Zampa e la sceneggiatura di Luciana Peverelli. Tra le interpreti, una giovanissima Carla Del Poggio. Il film risulta oggi disperso, non essendosene conservata alcuna copia, nemmeno presso la Cineteca Nazionale.
  6. In alcune edizioni il romanzo appare anche con il titolo Signorinette nella vita, senza l’articolo iniziale.
  7. Nel 2016, in occasione del sessantesimo anniversario dalla morte, sulla vita della scrittrice è stato realizzato il documentario intitolato Con tanto coraggio… e una piccola bugia, nel quale si racconta anche di questa vicenda.
  8. E. Roccella, La letteratura rosa, op. cit., p. 37.

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BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA DI APPROFONDIMENTO

Sul romanzo rosa:

  • A. Banti, Storia e ragioni del ‘romanzo rosa, in “Paragone”, IV, 38, 1953, pp. 28-34.
  • A. Faeti, Dacci questo veleno: fiabe, fumetti, feuilletons, bambine, Milano, Mondadori, 1980.
  • M.P. Pozzato, Il romanzo rosa, L’Espresso, Roma 1982.
  • E. Roccella, La letteratura rosa, Editori Riuniti, Roma 1998.

Su Wanda Bontà:

  • A. Ceretto, Signorinette al cinema, in “Corriere della Sera”, 25-26 luglio 1942, p. 3.
  • Un ricordo di Wanda Bontà: scheda bio-bibliografica, a cura di U. Bartocci, G. Brunoro e A. Guida, 2013.
  • F. Sani, Wanda Bontà: “L’Intrepido” et Signorinette. Aux origines de la “littérature rose” pédagogique, in “Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche”, 21, 2014, pp. 69-77.
  • C. De Leeuw, Worlds Apart? Wanda Bontà’s Signorinette (1938), an Adaptation of L.M. Alcott’s Little Women (1868)?, elaborato di fine master, Universiteit Gent, Gent 2017.
  • A. Suadoni, Wanda Bontà e gli stereotipi femminili nella letteratura rosa della prima metà del Novecento, in D. Cerrato, A. Schembari, S. Velàzquez Garcìa (eds.) Querelle des femmes. Male and female voices in Italy and Europe, Volumina, Szczecin 2018, pp. 449-456.
  • A. Suadoni, El “rosa pedagógico” italiano en la primera mitad del siglo XX: Las señoritas de Wanda Bontà, in “Estudios Románicos, 28, 2019, pp. 389-402.
  • C. Vanzetto, Tre Piccole Donne all’ombra del Duomo. Wanda Bontà, una penna in rosa, in “Corriere della Sera”, 12 dicembre 2020, p. 15, Sezione Milano.
  • F. Calamita, “Wanda Bontà” in Enciclopedia delle donne, ultimo aggiornamento 2023.
  • M. di Franco, Il diario di Clementina: Chronicles of an Italian wife (1938-43), in “Quaderni d’Italianistica”, 45, 3, 2024, pp. 143-163.

Su Giana Anguissola:

  • È morta la scrittrice Giana Anguissola, in “Corriere della Sera”, 14 febbraio 1966, Corriere Milanese, p. 4.
  • S. Fava, Primi passi letterari di una briosa scrittrice: Giana Anguissola, in “Rivista di letteratura italiana”, 2-3, 2001, pp. 229-252.
  • S. Fava, Dal “Corriere dei Piccoli”. Giana Anguissola scrittrice per ragazzi, Vita e Pensiero, Milano 2009.
  • S. Fava, Attorno a Giana Anguissola: alcune suggestioni interpretative, in Percorsi della letteratura per l’infanzia: tra leggere e interpretare (a cura di Flavia Bacchetti), CLUEB, Bologna 2013, pp. 119-128.
  • S. Fava, Pinocchio va a teatro: il “Balletto di Pinocchio” di Giana Anguissola, in “Rivista di letteratura italiana”, 2, 2018, pp. 155-170.
  • L. Pascucci, Giana Anguissola: letteratura, educazione e contemporaneità nei romanzi Priscilla e Violetta la timida, tesi di laurea, Università degli Studi di Milano, Anno Accademico 2019/2020.
  • E. Gazzotti, Giana Anguissola, la scrittrice inafferrabile come un gatto: [intervista a Sabrina Fava], in “Cattolica News”, 9 giugno 2022.
  • M. Rossitto, Questioni ecologiche nella produzione di Giana Anguissola e Gianni Rodari, in “Italica Wratislaviensia”, 13, 1, 2022, pp. 139–164.
  • D. Lombello Soffiato, Da donna a (quasi) donna. La scrittura per ragazze di Giana Anguissola, ilpepeverde.it, Roma 2013.

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In alto: illustrazione di Maria Luigia Falcioni Gioia, dalla copertina di G. Anguissola, Daddi e Giogi, Mursia, 1968.