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Vanni Scheiwiller e la collana “All’insegna della Baita Van Gogh”

È cominciato quasi per gioco, nel 1951, io liceale, aspirante giocatore di tennis: mio padre, stanco e sfiduciato della sua piccola casa editrice del sabato e della domenica, mi chiese se volevo continuare. Io: «Sì, papà». Il tennis perse un mediocre giocatore e l’editoria italiana si guadagnò il suo editore “inutile”, di libri e microlibri, non tascabili ma taschinabili.

È con queste parole, rese molto celebri dagli studi sulla storia editoriale novecentesca, che Vanni Scheiwiller (1934-1999) rievocò i propri inizi, all’ombra dell’attività del padre Giovanni (1889-1965). Questi, durante gli anni di collaborazione con la libreria Hoepli (della quale diverrà, poi, anche direttore), aveva inaugurato il proprio esercizio editoriale con la collana “Arte moderna italiana” e aveva avviato nel 1936 le edizioni “All’insegna del Pesce d’Oro” tenendo a battesimo le 18 poesie di Leonardo Sinisgalli. Nel 1951, dunque, questa insegna aveva attraversato la storia editoriale e culturale italiana per un quindicennio, quando il giovane Vanni ne assunse a pieno titolo la guida. Da questa data, Vanni pubblicò il meglio della poesia, e in alcuni casi anche della prosa, italiana ed ebbe modo di girare il Paese per ogni dove per incontrare autori e per partecipare a premi: non a caso verrà definito «editore motoperpetuo» da Antonio Pizzuto, lo scrittore «leggendariamente arduo» (Contini) che proprio il Pesce d’Oro contribuì a far conoscere.

Scheiwiller aveva scherzosamente parlato di sé non come di un editore di libri, ma di collane. Nell’iperbole c’è qualcosa di vero: non è un caso, infatti, che le edizioni “All’insegna del Pesce d’Oro” ne contino oltre quaranta. Tra le più rappresentative, le più curiose e le maggiormente iconiche si colloca senza dubbio “All’insegna della Baita Van Gogh”, che prende il nome dalla baita che la famiglia possedeva sul Grignone (se ne veda una immagine nel volume Giovanni Scheiwiller. Libraio, editore, critico d’arte 1889-1965, Milano, Libri Scheiwiller, 1990, p. 21).

La collana raccoglie libri di formato ridotto, 5×7 cm, disponibili ad essere portati non in tasca, ma nel taschino della giacca. Iniziata già nel 1942 da Giovanni, la serie comprende 85 titoli con l’aggiunta di alcuni numeri fuori serie. Tra i volumetti posseduti dalla Biblioteca di Milano figurano Gunga Din di Rudyard Kipling (1962), Nuova economia editoriale di Ezra Pound (1962), le Considerazioni e postille di Galileo Galilei alla “Vita di Galileo” di Bertoldo Brecht, a cura di Giuseppe Ricca (1964), Il “Chi sarebbe?”. Definizionario di celebrità di Marcello Marchesi (1967), La presa di Trieste o Il Gioacchino di Manlio Malabotta (1968), I sistemanti di Enrico Albani (1970), Seconda maniera di Marmeladov di Eugenio Montale (1971), Della malinconia imprenditoriale di Mario Unnia (1972). Non mancano diversi libretti che riportano preghiere (Tautsch, a cura di Giovan Battista Pighi, 1964 e gli Inni di Sant’Ambrogio, 1988) e proverbi dialettali o stranieri (piemontesi, napoletani, bretoni moderni e finlandesi). Tra tutti però ci piace segnalare De l’amor muto di Jacopone da Todi con l’indicazione sul frontespizio “Scalini di Grigna” e stampato a Milano il giorno 26 aprile 1945: uno dei primissimi libri pubblicati nella città finalmente liberata dal giogo nazifascista.