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Una dedica di Umberto Saba nel Fondo Piccoli-Addoli

Nel Fondo Piccoli-Addoli è conservato un esemplare di Preludio e canzonette di Umberto Saba: si tratta di un’esile brossura di cinquanta pagine (14,5 x 20,4 cm), con cinque finalini xilografici di Nicola Galante tirata in 400 esemplari numerati e stampata a Torino dalle Edizioni di «Primo Tempo» nel 1923. Tra le pagine del volume si legge la seguente dedica autografa: «A Giovanni Beltrami | omaggio dell’autore | Trieste; 19 aprile 1923 | Umberto Saba». Il dedicatario, Giovanni Beltrami (1860-1926), oltre che pittore e consigliere comunale, era stato anche giornalista d’arte per il «Corriere della Sera» durante la direzione del fondatore del quotidiano, Eugenio Torelli-Viollier. Negli ultimi anni della sua vita Beltrami spostò i suoi interessi dedicandosi all’attività editoriale. Divenne così condirettore insieme a Guido Treves del celebre periodico «L’Illustrazione italiana», subentrando a Emilio Treves, morto nel 1916, ed entrò in qualità di consigliere delegato nella direzione della stessa Società anonima Fratelli Treves dal 1916 al 1926, anno in cui anche Beltrami si spense e la casa editrice si fuse con la Tumminelli.

La dedica di Saba appare interessante oltre che dal punto di vista letterario anche da quello storico-biografico, in quanto permette di ricostruire il legame fra le due personalità coinvolte e ci consente di muoverci nel pieno di quel primo periodo milanese vissuto dal poeta triestino.

Quando Beltrami divenne presidente dell’Accademia di Brera nel 1914 succedendo a Camillo Boito, mancato nel mese di giugno, Umberto Saba era già da qualche mese giunto a Milano dove, in cerca di lavoro, si era impiegato come segretario della “Taverna Rossa”, luogo fino a poco prima noto ai milanesi con il nome di “Teatro Eden” di Largo Cairoli che proprio in quell’anno aveva cambiato nome. Presso questa sala si costituì la “Compagnia della Taverna Rossa”, la prima Compagnia Stabile di rivista in Italia diretta da Alberto Colantuoni (1874-1959), annoverato tra i fondatori di questo genere di spettacolo popolare.

Il poeta aveva ottenuto questo impiego grazie all’interessamento dei fratelli Cesare ed Ettore Cantoni, triestini di origine, che avevano da poco preso in gestione la “Taverna Rossa”. Il lavoro di Saba era di tipo strettamente impiegatizio: gestire l’amministrazione della sala e tradurre o sistemare, a volte in modo significativo, i testi delle riviste d’attualità che venivano recitate tutte le sere negli spettacoli offerti dalla “Taverna Rossa”. I testi non dovevano essere certo esempi di alta letteratura, dati la tipologia del genere e i giudizi che lo stesso Saba esprime in diverse occasioni, ma erano tuttavia tali da garantirgli di che sopravvivere in una città che, al di là delle pregiudiziali previsioni di «antipatia», si stava invece rivelando come luogo vivace e tutto sommato «non trascurabile». Saba dimostrò in questo lavoro grandi abilità amministrative, tanto da vagheggiare l’impiego di segretario del Tiro a Segno di Milano, posto al quale concorse con qualche speranza di vittoria e che fu invece ottenuto dal «più inane dei concorrenti». Ma evidentemente il poeta non era destinato a risiedere in modo stanziale nel capoluogo lombardo. Arruolatosi nell’Esercito, durante la Prima guerra mondiale gli vennero affidati compiti di retrovia a Casalmaggiore (in provincia di Cremona), a Roma, poi di nuovo a Milano nel 1916, e poi ancora a Torino, a Taliedo presso il Campo di aviazione, e infine a Milano nel 1918. A partire dall’anno successivo sarà a Trieste, dove acquisirà la celeberrima “Libreria antica e moderna” in Via San Nicolò, 30, dando vita a una attività imprenditoriale dove certo gli fu utile l’esperienza acquisita nella prova amministrativa alla “Taverna Rossa”.

Ma torniamo ora alla nostra dedica. Saba era piuttosto scontento del rapporto con l’editore Vallecchi. Già nel 1919 era infatti prevista la pubblicazione di La serena disperazione (comprendente secondo il progetto del poeta le Poesie scritte durante la guerra e gli inediti di Cose leggere e vaganti), che tra alterne vicende si protrasse fino al 1921, quando l’editore rifiutò definitivamente di portare a termine l’edizione dopo che il poeta ne aveva riviste più volte le bozze. Saba ipotizzò persino di far causa all’editore per la mancata stampa. Nel 1922 il poeta pubblicò con le edizioni del periodico torinese «Primo Tempo» Preludio e canzonette, poesie uscite dapprima nel numero del 15 luglio dell’omonima rivista e poi, in volume, nell’anno successivo (ed è l’esemplare posseduto dalla Biblioteca di Milano dell’Università Cattolica). Ma, come ci rivelano le lettere ad Aldo Fortuna, Saba, più che a questo libro, teneva particolarmente a quello che aveva allora in cantiere e che avrebbe contenuto i sonetti dell’Autobiografia, da lui definiti in questi termini: «Un fulgore mi sopravvenne dall’alto […] e in uno stato d’animo che mi ha lasciato ammalatissimo, incominciai e terminai il racconto e la redenzione della mia vita». Il poeta era dunque in cerca di un editore che potesse valorizzare al meglio una raccolta che egli riteneva assai importante per il proprio percorso umano e poetico e cercò di contattare l’editore Treves attraverso l’amicizia e l’interessamento di Papini e Ojetti. In questi anni, Giovanni Beltrami ricopriva a tutti gli effetti il ruolo di direttore responsabile di questa casa editrice ed è naturale che il poeta volesse presentarsi al futuro editore anche con un suo libro già stampato. La dedica di Saba, che qui mostriamo, testimonia dunque questo legame effettivo con la casa editrice che pubblicherà i suoi versi e rappresenta l’approdo di una storia editoriale fatta di ripensamenti, revisioni, e anche di rifiuti. La raccolta vedrà finalmente le stampe, per il caratteristico marchio della lucerna di Treves, nel 1926 con il titolo Figure e Canti, riunendo i versi di Preludio e canzonette, i sonetti dell’Autobiografia, i testi dei Prigioni e i successivi gruppi di Fanciulle e di Cuor morituro.

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BIBLIOGRAFIA DI APPROFONDIMENTO: