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Le (cosiddette) Edizioni del Garotto

Fino a non molti anni fa poteva accadere di veder attribuita l’indicazione editoriale “Garotto” in molti cataloghi e in talune bibliografie, quasi si trattasse di una specifica insegna editoriale o minuscola casa tipografica di natura avventizia ed estemporanea nata negli anni della Seconda guerra mondiale. A conti fatti, i libri che riportano su frontespizio e copertina tale nome hanno qualche attinenza con il contesto bellico, dal momento che questa iniziativa editoriale è legata a Giovanni Scheiwiller e a quegli anni convulsi.

Sfollato con la famiglia a seguito dei bombardamenti su Milano a Garotto, piccola località vicina a Cernobbio di cui è oggi frazione, Scheiwiller aveva dato continuità alla propria attività di stampa che aveva già in cantiere collane e pubblicazioni uscite per Hoepli o in vendita presso la stessa Libreria.

A quell’altezza temporale il non più giovanissimo libraio editore (era nato nel 1889) era stato da poco nominato direttore della Hoepli (1941). Vanni Scheiwiller (secondo figlio di Giovanni e Artemia Wildt, nato nel 1934 tra la sorella maggiore Mia e il fratello minore Silvano) ricorderà qualche anno più tardi, rievocando il tempo del Garotto:

Il primo libro di Melotti venne pubblicato nel 1944, per le edizioni del Garotto. Il nome, ovviamente falso, era semplicemente quello del luogo dove la mia famiglia era sfollata. La prima emissione curata dal Garotto fu una serie di facsimili di cui uscirono solo due numeri, dedicati il primo a Prampolini, il secondo appunto a Melotti, Il triste Minotauro, un volumetto in ventiquattresimo[1].

Un falso dunque, ma in qualche modo un falso d’autore, sotto cui sono rubricate alcune decine di volumetti pubblicati tra 1944 e 1945. Proprio il 1944 è un anno editorialmente importante per Giovanni Scheiwiller, dal momento che esce il primo catalogo delle sue edizioni intitolato Passatempo 1925-1944 e viene varata la mirabile collana “Occhio magico”, dedicata alla fotografia. Importante, si diceva, perché Passatempo è un consuntivo di quanto Giovanni aveva fino ad allora realizzato e si poneva già come un ponte ideale per i progetti futuri. Un libretto, inoltre, che recava nella pagina di apertura la dedica «Ai miei figli | Mia, Vanni e Silvano | G.S.».

La Biblioteca di Milano dell’Università Cattolica conserva tredici esemplari dei libretti del Garotto, per la maggior parte appartenuti ad Angelo Guazzoni, la cui figura di intellettuale e uomo di cultura è poco nota al di fuori della critica specialistica. Nato a Milano nel 1905, studiò statistica all’Università Commerciale Bocconi e contemporaneamente pittura con il padre Edoardo: l’arte fu per lui un interesse ben maggiore di un hobby, se è vero che venne pubblicamente elogiato da Carlo Carrà già nel 1930 sull’”Ambrosiano” e, proprio in quegli anni Trenta, aveva preso a collaborare in qualità di illustratore per “La Lettura” e il “Corriere della Sera” e ancora per l’editoria dell’infanzia, mensili di moda, campagne pubblicitarie. Ricoprì per tutta la vita incarichi manageriali in grandi aziende quali Marzotto e Finmeccanica. Ma il motivo per il quale è forse maggiormente ricordato è stata la sua partecipazione alle Edizioni della Meridiana, fondate e dirette nel Dopoguerra con l’amico Eugenio Luraghi, il fratello Aldo Guazzoni e l’amico poeta Vittorio Sereni.

Alcuni dei libri delle edizioni del Garotto posseduti dalla nostra Biblioteca presentano una dedica a Guazzoni, che molto ci rivela non solo dell’ampia rete di relazioni con poeti e artisti, ma anche molto ci dice dell’estrema pertinenza della sua presenza in questo contesto letterario e culturale. Scrive Domenico Cantatore sulla prima pagina della raccolta di poesie Pittore di stanze (Garotto, 1944): «Al Pittore | Angelo Guazzoni | lo scrittore | Domenico Cantatore | Milano 24 ott. 49». Questa invece l’affettuosa dedica di Eugenio Luraghi apposta sui Cipressi di Van Gogh (Garotto, 1944): «Guazzo, ricordi il | tempo in cui sentivamo | in noi, stormendo a | gioia, la linfa delle | nostre terre? Poter | riavere quel sangue: | e tu per me sei | sempre quello di allora». E infine una non scontata dedica proprio dell’editore: «Al signor Angelo Guazzoni | Cordialmente | G.Scheiwiller | 30/9/44».

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  1. Brano citato da I due Scheiwiller. Editoria e cultura nella Milano del Novecento, a cura di Alberto Cadioli, Andrea Kerbaker, Antonello Negri, Milano, Skira-Università degli Studi di Milano, 2009, p. 74.