Avrei voluto descrivere l’Africa, schizzarne un ritratto d’insieme. Ma non c’è una sola Africa. Ce ne sono un’infinità. (Georges Simenon, È l’ora dei negri)

Di recente pubblicazione presso Adelphi è un interessantissimo volumetto intitolato L’Africa che dicono misteriosa, che raccoglie tre brevi resoconti di viaggio ad opera di Georges Simenon. Quando si pensa al grande scrittore belga, la mente corre immediatamente al suo personaggio più famoso, il commissario Maigret, protagonista di ben settantacinque romanzi e ventotto racconti, scritti tra il 1930 e il 1972.
Ma abbandoniamo per un attimo le atmosfere noir parigine, le bianche spiagge della Normandia o le assolate coste della Provenza, e soprattutto le pipe di Maigret e i bistrot tanto cari al nostro commissario per immergerci in una realtà molto diversa.
Nel 1932 Simenon compì un viaggio in Africa, insieme alla prima moglie Régine Renchon, detta Tigy, con lo scopo di far visita al fratello minore Christian, che viveva in Congo Belga[1]. Salpati da Marsiglia e raggiunto l’Egitto, proseguirono poi attraverso il Sudan, utilizzando diversi mezzi di trasporto, tra cui un piccolo velivolo e un’automobile acquistata sul posto, fino a raggiungere Matadi, nella colonia belga. Al termine dell’incontro con il fratello, Simenon e la moglie rientrarono in Europa a bordo di una nave mercantile addetta al trasporto del pregiato legno africano, costeggiando l’Africa Occidentale e facendo scalo in alcune città, tra cui Libreville, in Gabon, e approdando infine a Bordeaux.
Da questo intenso viaggio scaturirono i tre testi riuniti ne L’Africa che dicono misteriosa, finalmente disponibili in traduzione italiana, ad opera Francesca Scala e Maria Laura Vanorio, per le cure di Ena Marchi.
Come apprendiamo dalla nota al testo, È l’ora dei negri (L’heure du nègre) fu pubblicato a puntate sul settimanale illustrato “Voilà” tra l’8 ottobre e il 12 novembre 1932, mentre L’Africa che dicono misteriosa (L’Afrique qu’on dit mystérieuse) e Carichi umani (Cargaisons humanies) su “Police et Reportage”, rispettivamente sul numero 5, del 27 aprile 1933, e sul numero 18, del 24 agosto 1933, entrambi con lo pseudonimo di Georges Caraman.
I tre reportage sono naturalmente figli di un’epoca ben diversa dalla nostra, e al lettore odierno, che ha consuetudine con un forse fin troppo abusato linguaggio politically correct, molte descrizioni e certi aggettivi usati dallo scrittore appariranno anacronistici quando non discriminatori. Ciononostante, nelle sue attente narrazioni, Simenon annota già alcuni piccoli segnali, prodromi di un’evoluzione politica e sociale che di lì a pochi decenni porterà all’autodeterminazione e all’indipendenza delle popolazioni africane dal giogo coloniale.
Completa il volume una piccola appendice di foto, scelte tra le settecentocinquanta scattate in Africa dallo stesso Simenon, e digitalizzate presso la Cineteca di Bologna.
I tre resoconti non sono, però, l’unico frutto di questo viaggio di Simenon in Africa. Appena rientrato in patria, ancor prima di metter mano ai suoi appunti di viaggio, Simenon scrisse quasi di getto un romanzo, intitolato Colpo di luna (Le coup de lune), uscito nel 1933 e pubblicato da Adelphi in traduzione italiana nel 2004. In esso rivivono personaggi e vicende che chi ha approcciato L’Africa che dicono misteriosa non stenterà a riconoscere[2].
Sempre dall’esperienza africana, negli anni successivi vedranno la luce diversi romanzi e racconti: 45° gradi all’ombra (45° à l’ombre) uscito inizialmente a puntate nel 1934 e poi in volume nel 1936, e pubblicato in Italia da Mondadori nel 1938; Il bianco con gli occhiali (Le Blanc à lunettes) nel 1937, edito in Italia da Mondadori nel 1967; Un delitto in Gabon (Un crime au Gabon) nel 1938, inserito nella raccolta La linea del deserto e altri racconti uscita per Adelphi nel 2020. Nel 1940 usciranno i tre racconti Il passeggero e il suo guardaspalle negro (Le passager et son nègre) incluso nella raccolta del 2018 Il morto piovuto dal cielo e altri racconti e Il capitano del Vasco (Le capitaine du Vasco) confluito nella raccolta Annette e la signora bionda e altri racconti, pubblicata da Adelphi nel 2020. Infine Il negro si è addormentato (Le nègre s’est endormi) in Lo scialle di Marie Dudon e altri racconti, uscito sempre per Adelphi nel 2021.
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BIBLIOGRAFIA DI APPROFONDIMENTO:
- A. Zoppellari, In viaggio dentro l’Africa, in “Prospero”, 14, 2007, pp. 167-174.
- Simenon l’Africano, in “Robinson”, 2 novembre 2025, pp. [1]-5.
- S. Solinas, «La mia Africa è un orrore». Firmato: Georges Simenon, in “Il Giornale”, 22 novembre 2025.
NOTE:
- Christian Simenon (1906-1947) visse un’esistenza ben diversa da quella del fratello. Dopo aver rivestito alcuni incarichi nell’amministrazione coloniale del Congo Belga, nel 1944, in pieno conflitto mondiale, durante l’occupazione nazista del Belgio aveva partecipato ad una rappresaglia contro gli abitanti di Courcelles, ad opera del Partito Rexista che collaborava con gli occupanti. Per sfuggire alla condanna per crimini di guerra, al termine del conflitto si arruolò nella Legione Straniera francese, con la quale fu inviato in Oriente, dove cadde combattendo nella Guerra d’Indocina nel 1947.
- A dimostrazione di quanto delle proprie esperienze Simenon mettesse nei suoi romanzi, va ricordato che lo scrittore venne accusato di diffamazione e gli venne richiesto un risarcimento in denaro e il sequestro di Colpo di luna, perché una donna si era riconosciuta nel personaggio di Adèle, la protagonista femminile del romanzo, accusata di aver ucciso il boy africano che lavorava nel suo hotel. Lo scrittore venne assolto.

