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«Il Bacio-Attualità»: una rivista di inizio Novecento

Il 15 gennaio 1911 faceva la sua comparsa nelle edicole milanesi la rivista settimanale «Il Bacio». Il titolo collocava la pubblicazione nel contesto della cosiddetta ‘letteratura amena’ e lasciava ampio spazio a narrazioni e a versi che non aspiravano a supportare alte pretese letterarie e intellettuali ma miravano semmai a riscuotere una vasta penetrazione nel pubblico. La rivista, composta da un unico fascicolo di 16 pagine, puntava a pubblicare tutto quanto potesse avere interesse per una platea di lettori che si era notevolmente ampliata tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo e che disponeva di tempo libero da dedicare allo svago e all’approfondimento.

Per la narrativa furono scelti testi di sicuro impatto: dai racconti del padre del Grand Guignol, André De Lorde (del quale compare già nel primo numero la raccapricciante novella Una fatale scommessa), alle avventure di Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, per proseguire con Pierre Loti, Maupassant, Lemonnier, Courteline, lasciando spazio anche a racconti di scrittori nostrani poco noti che si fregiavano spesso di uno pseudonimo anglizzante o francesizzante. Si tratta di narrazioni caratterizzate da atmosfere macabre o noir, oppure dal gusto per l’investigazione, o ancora per i fantastici viaggi in un Oriente da leggenda.

La rivista proponeva inoltre articoli di approfondimento sulle innovazioni tecnologiche contemporanee (la bicicletta, l’automobile, l’energia elettrica) o riguardanti le curiosità e i rapidi cambiamenti nelle abitudini portati dalla società moderna (le scommesse, la cura e l’igiene personale, il giornalismo all’estero, la vita dei bohémiens, lo spiritismo, i bagni di mare e così via). L’impaginazione lascia ampio margine all’illustrazione e in particolare al disegno e alla caricatura, così come alla pubblicità dell’epoca (libri, biciclette e motociclette, prodotti farmaceutici, armi e munizioni), mentre diverse pagine vengono occupate da rubriche fisse dedicate a concorsi a premi e dalla posta dei lettori, elementi evidentemente finalizzati a fidelizzare il pubblico.

Nonostante le buone intenzioni la rivista così strutturata ebbe vita breve e sul numero del 30 aprile 1911 l’editore – la SELGA (acronimo di Società Editrice La Grande Attualità) – avvertì i propri lettori che dalla settimana successiva il periodico avrebbe avuto il nuovo titolo «Attualità», che iniziò dunque con il numero del 7 maggio. Il cambiamento, a ben vedere, non è di poco conto, fin dall’intitolazione: se la pubblicazione precedente appariva legata a un sapore ancora tardoromantico ora la nuova edizione segna un deciso passo in avanti verso il mondo contemporaneo.

Pur mantenendo la medesima paginazione, si nota anzitutto la comparsa di copertine stampate a colori (nella prima e quarta di copertina) e la collocazione sulla prima pagina di una rubrica fissa dedicata agli ‘uomini del giorno’, ovvero ai personaggi più significativi e influenti della cultura italiana contemporanea, di cui viene fornita una fotografia a tutta pagina, passando da D’Annunzio a Pascoli, da Marinetti a Cappa, da Bistolfi a Térésah, dalla Serao a Trilussa.

Dal numero del 14 maggio la rivista ospita contributi decisamente eccellenti: una serie di brevi ritratti di Giovanni Pascoli intitolati S. Francesco, Dante, Manzoni, Mazzini, Garibaldi, testi di Renato Simoni, anch’egli giornalista al «Corriere», di Innocenzo Cappa, di Antonio Rubino, di Augusto Guido Bianchi, di Grazia Deledda, di Sofia Bisi Albini, di Gabriele D’Annunzio.

Particolarmente interessante risulta un articolo intitolato I Futuristi a firma di Enrico Cavacchioli sul numero del 25 giugno, in cui sono presentati i protagonisti del movimento da Marinetti a Boccioni, da Palazzeschi a Carrà, da Buzzi a Russolo.

Il regista di questi significativi cambiamenti è Icilio Bianchi, nuovo direttore della rivista. Figlio di Augusto Guido, celebre giornalista del «Corriere della Sera», Icilio cresce in un ambiente culturale ricco di stimoli intellettuali assai significativi: il padre è in rapporti di lavoro con Cesare Lombroso e stringe una stretta amicizia con Giovanni Pascoli, poeta che lo stesso Icilio ha modo di conoscere e incontrare più volte. Interessato ai nuovi percorsi della letteratura di intrattenimento, pubblica nel 1907 una serie di brevi romanzi (anche sotto lo pseudonimo di Ycil Whites) per la “Biblioteca fantastica dei giovani italiani” della Società Editoriale Milanese: I fiori della morte, La seconda vita, La sirena, La vendetta del vegliardo, Il Gran Draken, La goccia di fuoco, L’anima dello specchio.

La rivista conclude le sue pubblicazioni con il fascicolo n. 42 del 29 ottobre 1911 e trasmette a pieno titolo lo spaccato di un anno della vita italiana di inizio Novecento, della quale documenta gli aspetti culturali e sociali in rapida evoluzione. Oltre all’«Attualità», la casa editrice si era specializzata nella pubblicazione di saggistica e manualistica con libri di vario genere, tra i quali Come divenni giornalista di Paolo Bernasconi, Il volo che valicò le Alpi di Luigi Barzini, Il medico di se stesso di Pietro Favari (anche noto con lo pseudonimo del Dottor Petrus), Come s’arreda una casa di Cino Liviah. Il vero colpo da maestro di Bianchi, se così si può dire, fu la pubblicazione dello splendido volume dei Versi e disegni di Antonio Rubino, ricchissimo di illustrazioni a piena pagina e ancora oggi molto ricercato dai collezionisti.

Icilio Bianchi è una figura ancora poco indagata dalla storiografia, ma ebbe un ruolo di un certo rilievo nell’editoria milanese del primo trentennio del Novecento. Fu molto attivo nella creazione di numerose iniziative periodiche, nella traduzione e pubblicazione di svariati testi di letteratura amena e poliziesca e nella fondazione della casa editrice Modernissima, da lui diretta tra il 1919 e il 1924. Bianchi era fortemente interessato alle innovazioni di tipo tecnologico del suo tempo e per questo motivo fondò nel 1929 un periodico dedicato alla radiofonia intitolato «L’Antenna» che diresse fino al 1934, mantenendo un complesso equilibrio tra nozioni strettamente tecniche e notizie di approfondimento anche a carattere culturale. Dopo l’addio di Bianchi, il periodico ebbe lunga vita e fu stampato fino al 1983. Probabilmente fu proprio la molteplicità di interessi, piuttosto dispersiva, a influire sulla fortuna di Icilio Bianchi, che si adattò nel secondo dopoguerra a vivere come libraio, giovandosi anche della vendita della propria biblioteca. Alcuni volumi dotati del suo exlibris si possono trovare ancora oggi, dispersi in diverse biblioteche italiane.