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L’inferno editoriale de «L’arte della gioia»

Dopo quasi trent’anni anni dalla morte di Goliarda Sapienza (1924-1996), dopo quasi cinquanta dalla conclusione della scrittura de L’arte della gioia e dopo quarantasette anni di inferno editoriale, finalmente, questo capolavoro sta avendo l’attenzione e la cura che avrebbe sempre meritato. Chissà se nella “Sapienza” di Goliarda e nella turbolenta storia editoriale della sua Arte della gioia, c’è sempre stata anche un po’ di speranza.  

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«Il tempo lavorerà a favore dei libri di Goliarda Sapienza. E questo non è un augurio: è una convinzione»[1]. Le parole di Cesare Garboli suonano come una profezia, anche se di tempo c’è ne è voluto un po’ troppo perché il mondo potesse accorgersi di Goliarda Sapienza. «L’Italia di quegli anni forse non era pronta per lei e per la sua Modesta, donna libera e anticonformista nella Sicilia della prima metà del secolo. La libertà sessuale, l’amore fisico, la politica, il femminismo, la capacità di rompere convenzioni e ruoli sociali, la sfida alla cultura patriarcale, fascista, mafiosa e oppressiva, l’amoralità: tutte le questioni centrali dell’Arte della gioia potevano essere dei muri difficili da scalare, per molti»[2]. È la teoria di Nathalie Castagné, traduttrice del libro, pubblicato in Francia nel 2005, che ha dichiarato: «La Francia al contrario dell’Italia, ama molto la trasgressione. Per cui il successo enorme dell’Arte della gioia da noi si deve esattamente a tutto quello che lo ha fatto rifiutare da voi.  Io sono convinta che la società letteraria degli anni Settanta in Italia non fosse pronta ad accogliere l’esuberanza di Goliarda Sapienza soprattutto per ragioni stilistiche, prima ancora che morali o ideologiche o politiche»[3].

Ma andiamo con ordine nella narrazione di questa vicenda: Goliarda Sapienza nasce a Catania il 10 maggio 1924 in una famiglia socialista rivoluzionaria: la madre Maria Giudice è stata, tra le tante cose, la prima donna dirigente della Camera del lavoro di Torino, il padre era invece un avvocato. All’età di sedici anni Goliarda si trasferisce a Roma, dove grazie ad una borsa di studio, frequenta l’Accademia di Arte Drammatica. Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta lavora come attrice, recitando tra l’altro, in Senso di Luchino Visconti. Ad un certo punto comincia a dedicarsi alla scrittura. Inizia a ideare L’arte della gioia nel 1967: «Scriveva di solito la mattina cominciando intorno alle nove e mezza, e andava avanti sino all’una e trenta, le due, tutti i giorni, cercando di sfuggire – e non era facile – ai numerosi inviti a colazione nel sole di Roma di quegli anni beati e agitati. Diceva sempre che scrivere significa rubare il tempo anche alla felicità. […] Nel tardo pomeriggio suonava alla porta una assai più giovane amica, Pilù […] Goliarda le rileggeva quanto aveva scritto la mattina. La regolarità dell’ascolto di Pilù credo sia stata determinante per il progresso dell’opera […] ascoltava con attenzione non professionale ma da accanita e colta lettrice»[4]. Il 21 ottobre 1976 la compilazione rigorosamente a mano con una bic nera – «aveva bisogno di sentire l’emozione nel battito del polso»[5] – delle pagine de L’arte della gioia è compiuta, inizia quindi il lavoro di revisione che si protrae sino all’estate del 1978. Anno in cui il romanzo, per il tramite del noto critico Enzo Siciliano, viene spedito alla Rizzoli, una delle maggiori case editrici di quel tempo. Inizia da questo momento in poi l’inferno editoriale[6] de L’arte della gioia, protrattosi per oltre vent’anni.

Il volume Cronistoria di alcuni rifiuti editoriali dell’Arte della gioia documenta una parte – non è una raccolta completa in quanto alcuni rifiuti sono stati trasmessi a voce oppure di molti di essi si è perduta la corrispondenza – della valanga di “no” che l’opera di Goliarda subì dal 1979 al 1985. Dopo questa data l’impegno – che potemmo definire quasi un’ossessione – dell’autrice di trovare un editore disposto a pubblicare il romanzo cessò, fino a quando nel 1996 sopraggiunse la sua morte a Gaeta.

Il 20 febbraio 1979 Enzo Siciliano scrive una lettera d’accompagnamento al dattiloscritto de L’arte della gioia da inviare a Sergio Pautasso, direttore letterario della Rizzoli: «Caro Sergio, ti spedisco il “romanzone” […] A me sembra, ti ripeto, cosa di rilievo. Da un lato il contenuto […] dall’altro la forma […] A me sembra di avere di fronte un libro dalla straordinaria leggibilità»[7]. Nel frattempo in cui la risposta di Rizzoli non arrivava, Goliarda prova ad affidarsi a Erich Linder, uno dei più noti agenti letterari dell’epoca, per essere da lui assistita presso Rizzoli. Da questa lettera emerge l’estrema sicurezza di Goliarda circa il valore editoriale della sua opera e circa la possibilità di trovare un non indifferente seguito di lettori. Inoltre, l’autrice spiega come Rizzoli sia la casa editrice più adeguata per destinare all’opera un notevole impegno commerciale. Dieci giorni dopo arriva la risposta di Linder, il quale comunica a Goliarda che la assisterà volentieri, ma chiede chiarimenti su come procedere, consigliandole inoltre di attendere la risposta positiva per la pubblicazione da parte di Rizzoli. Nel maggio del 1979 giunge il rifiuto della Rizzoli che viene inviato a Enzo Siciliano, Goliarda decide quindi di recarsi da Roma a Milano per incontrare personalmente Sergio Pautasso, il quale, in un incontro piuttosto accesso e burrascoso, conferma il suo perentorio rifiuto.

Il 6 settembre 1979 però, il quotidiano milanese, Il Giorno, pubblica un articolo di Adele Cambria – una delle femministe più importanti della storia italiana –  Dopo l’Orca arriva la Gattoparda, dove si annuncia la probabile uscita del romanzo prima di Natale. «Tomasi di Lampedusa con il suo Gattopardo e Stefano D’Arrigo con Horcynus Orca: fino ad oggi la sicilianità s’era espressa, in letteratura, per bocca e protagonisti maschili […] la Sicilia delle donne, anzi, per dire meglio, la Sicilia come valore femminile, arriverà invece in libreria probabilmente prima di Natale […]. Un facile slogan editoriale, per il lancio editoriale del libro, potrebbe essere: “finalmente arriva la Gattoparda”. E un altro slogan un po’ meno facile, e più sofisticato ma chiaramente troppo femminista, potrebbe suonare addirittura così: “per avere una protagonista femminile in un romanzo siciliano del dopoguerra, bisognava accontentarsi di un mostro, l’orca marina di Horcynus Orca. Ma ora la misoginia del maschio letterato siculo è sconfitta. La Sicilia al femminile la troverete nell’ultimo romanzo di Goliarda Speranza. Mi dice Goliarda: “io ho tentato di fare un grande romanzo popolare come veicolo delle nostre idee, delle idee di sinistra”»[8].

In realtà l’annuncio dell’uscita del romanzo si rivela estremamente fallace. Dopo quel brutto incontro con Pautasso Goliarda entra in una profonda crisi depressiva, una delle tante alle quali le capitava spesso di andare incontro. L’impegno di portare avanti la “battaglia” per la pubblicazione de L’arte della gioia viene preso dal marito di Goliarda, Angelo Pellegrino, il quale scrive a Linder dicendoli di cercare altri editori e nel frattempo invia a Pautasso (Rizzoli) un ritaglio dell’articolo di Adele Cambria. La risposta di Pautasso è sprezzante e non corrispondente alla realtà: «Gentile Gattoparda, ricevo il ritaglio di giornale e vedo che comincia la sua sottile vendetta per farmi rimpiangere di averle comunicato che la casa editrice non prenderà in considerazione il suo libro. Sono pronto a subire altre ulteriori torture fino all’uscita del libro»[9].

Nell’ottobre del 1979 il romanzo viene inviato all’Einaudi, nello specifico a Paolo Terni allora direttore della casa editrice a Roma. Quindici giorni dopo arriva anche il rifiuto di Einaudi. Nel dicembre 1979 Linder restituisce il romanzo non letto a Goliarda dicendole che per problemi personali non può prendersi l’impegno di proseguire il suo lavoro di ricerca di un editore disponibile.

Arriva il 1980, Goliarda chiede aiuto addirittura al Presidente della Repubblica Sandro Pertini, dato che il proprio padre aveva fatto parte del comando partigiano che lo aveva liberato in tempo di guerra dal braccio della morte di Regina Coeli: gli scrive personalmente informandolo che il dattiloscritto del romanzo è stato inviato a Inge Feltrinelli per il tramite di una amica comune. Nel frattempo un barlume di speranza (poi risultato vano) si apre: Pautasso potrebbe riprendere in considerazione l’idea di pubblicare il romanzo, ma solo se sottoposto ad un sfoltimento di pagine. Il rifiuto di Feltrinelli, comunicato da una telefonata di Pertini – il quale aveva personalmente telefonato a Inge Feltrinelli – e da una lettera della Segreteria di redazione della casa editrice, giunge nell’aprile del 1980.

Il punto più tragico di questa vicenda viene toccato il 4 ottobre 1980, quando Goliarda in seguito ad un furto di gioielli compiuto in casa di una sua amica, viene arrestata e condotta al carcere di Rebibbia. Probabilmente questo gesto è stato fatto nella speranza di ricevere una forte attenzione mediatica e di trovare un modo per pubblicare il romanzo. Un ulteriore tentativo viene fatto da Goliarda scrivendo ad Alcide Paolini (Mondadori) nel giugno del 1981, cinque mesi dopo giunge anche il rifiuto di Mondadori. Per il tramite di Antonio Ghirelli, capo ufficio stampa di Pertini, da lui personalmente incaricato, il romanzo viene inviato alla Rusconi nel febbraio 1985, il “no” anche di Rusconi arriva il 4 marzo 1985. Il dattiloscritto non viene neanche letto, ma viene esclusa la sua pubblicazione per la sua lunghezza e i conseguenti costi di stampa.

L’arte della gioia languì nella cassapanca di Angelo Pellegrino, il marito di Goliarda, per innumerevoli anni, vedrà la luce solo dopo la morte della scrittrice, cioè quando nel 1998 verrà pubblicato in mille copie – oggi rarissime edizioni – per Stampa Alternativa a spese di Pellegrino.

Nel 2001 la produttrice Loredana Rotondo le dedica una puntata del suo programma Vuoti di memoria dal titolo Goliarda Sapienza, l’arte di una vita, destando un certo interesse nei confronti del romanzo tale da permetterne una ristampa dalla casa editrice Stampa Alternativa.

All’estero Angelo Pellegrino propone il testo dell’opera a Waltrund Schwarze, scopritrice di talenti letterari sconosciuti, che fa pubblicare in Germania L’arte della gioia diviso in due parti: In den Himmel stürzen (edizione 2005) e Die Signora (edizione 2006), viene pubblicata una edizione completa nel 2013, Die Unvorhersehbarkeit der Liebe. Schwarze propone L’arte della gioia alla collega Viviane Hamy, allora allieva in Francia dell’editore Robert Laffont. Il testo L’art de la joie viene pubblicato nel 2005 anche in Francia con la traduzione di Nathalie Castagné, ottenendo un notevole successo. Per le edizioni italiane per conto delle “grandi” case editrici bisogna attendere il 2008 (Einaudi) e il 2009 (Mondadori), curiosamente alcune delle stesse case editrici che in passato ne avevano negato la pubblicazione.

Oggi Goliarda Sapienza è una delle scrittrici più apprezzate del Novecento italiano e L’arte della gioia è tradotto in gran parte d’Europa. Nel 2024 da questo libro è stata tratta una miniserie diretta da Valeria Golino presentata in anteprima assoluta durante la 77ª edizione del Festival di Cannes, distribuita tra maggio e giugno 2024 al cinema, disponibile su Sky a partire dal 28 febbraio 2025.

Chissà quanti romanzi inediti, snobbati dal nostro Novecento, giacciono sul fondo polveroso di bauli in soffitte e in cantine. A volte, chi riesce con la propria scrittura ad anticipare i tempi è costretto ad aspettare che quello stesso tempo gli restituisca, solo dopo la morte, l’attenzione e la cura che la sua stessa epoca gli ha voluto negare.

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  1. C. Garboli, quarta di copertina L’arte della gioia, Einaudi, 2014.
  2. D. Oggero, Il rifiuto della gioia, (per una cronistoria della fortuna italiana dell’«Arte della gioia»), in Einaudi.it.
  3. Ibidem.
  4. G. Sapienza, L’arte della gioia, cit., p. VII.
  5. Ivi, p. VIII.
  6. Così la stessa Goliarda in una lettera ad Attilio Bertolucci, cfr. D. Oggero, Il rifiuto della gioia, cit.
  7. G. Sapienza, A. Pellegrino, Cronistoria di alcuni rifiuti editoriali dell’Arte della gioia, Edizionicroce, 2016, p. 15.
  8. Ivi, p. 23.
  9. Ivi, p. 29.